Mala di Forcella, arrivano anche in appello le condanne per i ras del super clan che aveva deciso di conquistare i vicoli del centro storico di Napoli a suon di estorsioni, droga e pestaggi. Dopo la retata scaturita dall’inchiesta che aveva rivelato la nascita di un patto di ferro tra le famiglie di camorra Giuliano e Mazzarella, questa mattina si concluso il processo di appello contro i ras del centro storico. Non sono mancate le sorprese con tante riduzioni di pena. Queste, nel dettaglio, le condanne disposte dalla IV sezione della Corte d’appello di Napoli (presidente Luisa Toscano): Pio Vittorio Calcavecchia 3 anni e quattro mesi, riduzione per Vincenzo Caldarelli che passa da 12 anni e due mesi a 10 anni e dieci mesi con il riconoscimento della continuazione di due precedenti sentenze (in sostanza ha recuperato quasi tutta la carcerazione) difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono e dall’avvocato Sergio Lino Morra, riduzione anche per Alessio Vicorito che passa dai 19 anni del primo grado ai 16 di appello, difeso dall’avvocato Roberto Saccomanno, riduzione anche per Stefano Capuano condannato a otto anni e quattro mesi rispetto ai 12 anni e quattro mesi del primo grado: anche Capuano era difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono. L’avvocato Roberto Saccomanno incassa altri importanti risultati con le riduzioni di Luigi Carrano (che passa da 8 anni e sei mesi a 6 anni e otto mesi), Cristiano Giuliano che passa dai 10 anni e quattro mesi del primo grado a 8 anni e otto mesi, Antonio Morra che pasa da 18 anni e otto mesi a 15 anni e otto mesi, Cesare Morra da 13 anni e nove mesi a 9 anni. Riduzione anche per Giuliano Cedola che passa dai 12 anni e cinque mesi del primo grado a 8 anni riconoscendo la continuazione con un’altra sentenza: Cedola era difeso dall’avvocato Giuseppe Perfetto. Riduzione anche per Massimo Somma, difeso dagli avvocati Luigi Poziello e Maria Grazia Padula, che passa dai 12 anni e sei mesi del primo grado a 8 anni e tre mesi. Tra le altre condanne Raffaele Cella 2 anni e otto mesi, Salvatore Giuliano (collaboratore di giustizia classe 1984) 9 anni e sei mesi, Angelo Massa 9 anni, Carmine Iafulli 3 anni e quattro mesi, Ciro Oliviero 8 anni, Antonio Bonavolta 8 anni, Gennaro Caldarelli 10 anni, Pasquale Casaburo 6 anni e otto mesi, Gennaro Imparato 16 anni, Gennaro Tarascio 8 anni e quattro mesi,
Due i filoni investigativi
L’operazione del luglio dello scorso anno nacque da due filoni investigativi seguiti dagli uomini della squadra mobile di Napoli, del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli e del Commissariato Vicaria-Mercato ed in particolare uno condotto dalla squadra mobile in relazione al clan “Giuliano”, articolazione del più ampio sodalizio dei Mazzarella, operante nei quartieri Forcella e Maddalena; l’altro, invece, sviluppato sempre dalla squadra mobile di Napoli e dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli relativo al gruppo della cosiddetta paranza di San Gaetano, operante nel Rione San Gaetano, e al gruppo dei Caldarelli, operante nella zona delle Case Nuove, entrambi articolazioni del clan Mazzarella. Nello specifico, la prima attività d’indagine, sviluppata tra gennaio 2020 e la seconda metà del 2021, ha consentito di monitorare la nascita, l’ascesa e l’affermazione dell’aggregazione criminale diretta da Salvatore Giuliano ‘o russ, il quale, scarcerato nel mese di aprile del 2020, dopo una lunga detenzione, ha promosso e realizzato un ambizioso progetto finalizzato ad acquisire il controllo diretto delle illecite attività esercitate nel comprensorio Forcella – Maddalena – Tribunali. Le indagini documentarono l’alleanza con il sodalizio criminale capeggiato dalla famiglia Mazzarella, attraverso gli incontri con i vertici del clan, nel corso dei quali sono state impartite le direttive per l’operatività del nuovo cartello criminale Giuliano-Mazzarella. Sono stati registrati, inoltre, rapporti criminali con altre organizzazioni criminali operanti nella città di Napoli, in particolare con il gruppo criminale attivo nel quartiere San Gaetano. Le indagini hanno, infine, consentito di documentare numerosi reati-fine commessi dall’associazione in parola, come tentati omicidi, lesioni, estorsioni, rapine, traffico di droga e spaccio al dettaglio di stupefacenti.
