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Comune di Giugliano parte civile nel processo per camorra, Sepe rinuncia all’incarico. Rescigno: “Palese conflitto d’interessi”

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Si riaccende il confronto politico e istituzionale a Giugliano. A tornare all’attacco è Carmela Rescigno, ex presidente della Commissione regionale Antimafia ed ex consigliera regionale della Lega, che interviene nuovamente con toni durissimi sulla vicenda che vede coinvolto l’assessore della giunta D’Alterio Marco Sepe, avvocato penalista di professione, protagonista lo scorso dicembre di un video diffuso sui social dalla stessa Rescigno. Nel filmato, l’ex presidente dell’Antimafia non usa mezzi termini: «L’avvocato Sepe, che fa l’assessore, difende i boss dei Mallardo. È uno scandalo, almeno sotto il profilo etico e dell’opportunità», afferma Rescigno, chiarendo come la questione sollevata non riguardi il piano giudiziario, ma quello politico e morale.

La replica di Marco Sepe

Alle accuse di Rescigno ha risposto con una lunga nota ufficiale l’assessore Marco Sepe, indirizzata al sindaco, ai consiglieri comunali e agli uffici dell’ente. Sepe parla di una rappresentazione “parziale e distorta” dei fatti, che avrebbe generato confusione e turbamento nella comunità e inciso anche sulla sua sfera personale e familiare. Nel documento, l’assessore ricostruisce la sequenza procedurale del procedimento penale che vede imputati due suoi assistiti di lunga data, precisando che, fino al 19 novembre 2025, il Comune di Giugliano non risultava indicato come persona offesa. Solo successivamente, con decreto sindacale del 18 dicembre 2025, l’ente ha deciso di costituirsi parte civile, conferendo mandato all’Avvocatura comunale.

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Sepe sottolinea come, in assenza di una formale individuazione dell’ente quale persona offesa, non sussistessero – a suo dire – i presupposti giuridici per una rinuncia anticipata al mandato difensivo, evidenziando inoltre i vincoli deontologici e le garanzie previste dal codice di rito. L’assessore difende il ruolo dell’avvocato penalista e richiama il diritto di difesa come principio costituzionalmente garantito, criticando il ricorso ai “processi mediatici”. Nella parte finale della nota, Sepe ringrazia il sindaco, il partito e quanti gli hanno espresso solidarietà, annunciando di aver depositato la rinuncia ai mandati difensivi dopo il colloquio con uno degli assistiti detenuti.

La controreplica di Carmela Rescigno

Non si è fatta attendere la controreplica di Carmela Rescigno, che affida nuovamente ai social la sua risposta. L’ex presidente dell’Antimafia richiama un proverbio latino medievale: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”, sottolineando come la nota dell’assessore, a suo avviso, finisca per rafforzare le accuse anziché chiarirle. Rescigno ribadisce che il conflitto di interessi non deriverebbe dalla decisione del Comune di costituirsi parte civile, ma emergerebbe direttamente dal capo di imputazione. E rilancia con nuove domande:
«Se il Comune non si fosse costituito, lei non avrebbe ritenuto opportuno dimettersi? Non avrebbe intravisto alcun conflitto?», scrive, aggiungendo che il legame tra incompatibilità e costituzione dell’ente lascerebbe intendere l’esistenza di altri casi meritevoli di approfondimento. Secondo Rescigno, la vicenda pone una questione centrale di etica pubblica: il conflitto di interessi come situazione in cui incarichi istituzionali e interessi professionali rischiano di entrare in collisione, compromettendo la fiducia dei cittadini.

Le dichiarazioni dell’ex presidente della Commissione Antimafia riaccendono così il dibattito politico e istituzionale su Giugliano, riportando al centro il tema dell’opportunità e della credibilità delle istituzioni locali, in un contesto già segnato da polemiche e da una lunga scia di interrogativi irrisolti.

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