La mancanza di un vaccino contro il Covid, nel tempo, ha spinto sicuramente le persone a farsi qualche domanda sulla durata dell’immunità che si acquisisce, naturalmente, con il  superamento di una malattia infettiva od artificialmente con la vaccinazione. Nonostante il vaccino sia arrivato in tempi brevi, ci sono però ancora diverse incertezze sulla durata delle risposte immunitarie al virus. Sulla base di quanto appreso, però, si è sempre sospettato che i tempi non siano lunghissimi.

Immunià al Covid, l’ultimo studio fa chiarezza

Se prima c’era qualche dubbio sui tempi, adesso invece i dati che si stanno accumulando tendo a smentire chi pronosticava solo qualche mese di immunità.  Un gruppo di ricercaori USA, guidati da Daniela Weiskop, Alessandro Sette e Shane Crotty del ben noto La Jolla Institute of Immunology, in California, riporta i dati di un ampio ventaglio di risposte immunitarie di 188 soggetti infettati dal virus e con varia gravità della malattia. Circa 40 di questi, a più di 6 mesi dall’infezione. Anche le cellule linfocitarie che rappresentano la memoria immunitaria, che ci rende capaci di rispondere rapidamente ed efficacemente ai successivi incontri con il virus, sono durevoli e pare aumentino col passare del tempo. A riportare la studio è La Repubblica [Qui l’articolo].

Come già si prevedeva, anticorpi e cellule di memoria hanno livelli più alti nelle persone già ospedalizzate. O meglio, nei soggetti colpiti da un’infezione più grave rispetto ai soggetti con infezione lieve, non ospedalizzati. Le risposte immunitarie sono state di entità uguale e di persistenza in entrambi i sessi. Inoltre, sono state  anche stimolati linfociti citotossici, capaci quindi di uccidere cellule infettate dalla malattia. Di questo si sa ancora poco, ma potenzialmente si tratta di un fattore utile a contribuire alla guarigione.

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