Crisi da Covid, l’imprenditore e commercialista napoletano Raffaele Nocera: “Meno slogan e più aiuti concreti”

Raffaele Nocera

Raffaele Nocera, titolare della Nocera Consulting, la società di consulenza napoletana leader nei settori di finanza agevolata, consulenza aziendale e revisione contabile, è un imprenditore e commercialista napoletano. In questo periodo d’intensa difficoltà per la classe imprenditoriale e lavoratrice italiana, Nocera si fa portavoce dei dubbi della sua categoria.

 Come vede la situazione attuale?

“Gli imprenditori sono allo sbando a causa della mancanza di chiarezza da parte del governo. Quello che viene dichiarato a reti unificate, non viene poi concretizzato. Ne è un esempio la cassa integrazione. Dal Presidente Conte è stato dichiarato che sarebbe stata pagata a tutti i lavoratori entro il 15 del mese di Aprile; ad oggi, nulla.  Per non parlare delle Cigd in deroga, che secondo una mia previsione non saranno pagate prima della fine di Maggio. Ed è un doppio problema, perché l’imprenditore non può anticipare questi soldi e contemporaneamente il lavoratore non se li ritrova”

Ritiene valide le misure per imprenditori e lavoratori?

“Ancora una volta, ciò che è stato detto dal presidente Conte a reti unificate, viene meno nel contributo di 600 euro dato a professionisti, lavoratori autonomi e imprenditori che ritengo irrisorio, anche a dispetto di altri paesi come Svizzera o Germania, che danno incentivi ben più importanti alle imprese. Peraltro, dal sito dell’Inps risulta che sono state pagate circa il 50% delle domande presentate. Una crisi del genere necessita di provvedimenti veri, e non di promesse sbandierate in televisione come fossero uno slogan. Uno stato che non fa che indebitare le imprese, non può che aspettarsi l’insolvibilità del debito se il cittadino non è messo nella giusta condizione, dall’imprenditore al singolo. Ad oggi, 4 aziende su 10 non riapriranno i battenti. Oltretutto il contesto campano, di questo passo, sarà facile preda di organizzazioni di stampo camorristico: se lo stato è assente e la malavita offre denaro è difficile dire di no”.

Cosa avrebbe fatto lei, all’inizio della pandemia?

“Lo Stato avrebbe dovuto emettere liquidità all’inizio del problema e, almeno in parte, a fondo perduto. Inoltre, le misure dovevano essere direttamente proporzionali alle dichiarazioni dei redditi e dei bilanci aziendali. Un contributo di seicento euro è nullo per un’azienda che ha pagato tasse per centinaia di migliaia di euro. E’ semplicemente paradossale”

Come vede il futuro economico della Campania?

“In Campania, attività di ristorazione, bar, champagnerie sono categorie fortemente a rischio, anche se si dovesse riaprire con restrizioni eccessive. I costi di gestione sono gli stessi, ma la capacità di fatturazione subirà una flessione considerevole già così, figurarsi con restrizioni, diventa insostenibile. Posso solo augurarmi che saranno proporzionali. Nonostante siano carenti gli interventi per le aziende e imprenditori nel nostro territorio, bisogna assolutamente programmare una ripartenza. Le ripartenze vanno programmate, non aspettate. Solo così potremmo ritornare ad avere un’economia non dico florida, ma quantomeno sufficiente”