Domiciliari violati per ben due volte. E così passa dagli arresti domiciliari al carcere Gennaro Musella, nipote di Maria Licciardi. Il rampollo nel luglio scorso era stato infatti condannato a quattro anni di reclusione nonostante l’accusa di tentato omicidio aggravato: durante una partita di calcetto avrebbe colpito due giovani con delle coltellate. In primo grado Musella aveva rimediato cinque anni e sei mesi ma in appello a valere è stata la linea difensiva avanzata dal suo legale, l’avvocato Rosario Arienzo, che era riuscito a ridurre la pena per il suo assistito ottenendo poi per lui i domiciliari. In due occasioni però Musella avrebbe violato la misura, addirittura in una delle due si sarebbe allontanato dal luogo di lavoro. L’episodio che portò al suo arresto avvenne nell’ottobre dello scorso anno: una lite iniziata in campo e poi degenerata al triplice fischio finale che portò al fermo di Giuseppe Musella alias Pino ‘o nir figlio di Maria Licciardi ‘a piccerell, ai vertici dell’Alleanza di Secondigliano. Tutto ebbe iniziato quando il figlio di Musella iniziò a litigare in campo con un ragazzo di Giugliano nel corso di una gara.
L’alterco continuò nel post partita con Musella junior che, secondo la ricostruzione avrebbe colpito l’altro ragazzo con un coltello prelevato da uno zainetto a bordo campo. Non solo. Secondo la ricostruzione della polizia, grazie anche alla visione dei filmati di video sorveglianza, Giuseppe Musella avrebbe aiutato il figlio tenendo fermo l’altro ragazzo e agevolando così il ferimento di quest’ultimo. Nel corso dell’aggressione intervennero anche i fratelli del ragazzo di Giugliano venendo anch’essi colpiti dai fendenti: furono portati tutti all’ospedale Cardarelli con ferite ritenute guaribili tra i dieci e i venti giorni.

