Lo scorso 3 febbraio a Ponticelli, la 22enne Ylenia Musella è stata uccisa a coltellate dal fratello Giuseppe Musella, 28 anni, che ha successivamente confessato il delitto. Secondo quanto riferito agli inquirenti, il giovane avrebbe aggredito la sorella al culmine di una lite scoppiata perché lei non gli permetteva di riposare a causa della musica ad alto volume. Nella sua versione dei fatti, Giuseppe Musella ha dichiarato di aver lanciato il coltello da una distanza di circa otto metri, colpendola mortalmente. Un racconto che gli investigatori stanno ancora verificando, per stabilire se il colpo sia stato effettivamente inferto a distanza o se il giovane impugnasse l’arma al momento dell’aggressione.
Sul caso è intervenuto don Luigi Merola, che conosceva bene Giuseppe Musella per averlo accolto da ragazzo nella struttura “A Voce de Creature”. Parole cariche di dolore e interrogativi quelle del sacerdote, che ha ripercorso il legame con il giovane: “Giuseppe è venuto a 12 anni e lo abbiamo accolto fino ai 20, nonostante ci sia l’obbligo di andare via al compimento della maggiore età. E’ una struttura la nostra che accoglie i ragazzi a titolo gratuito, lui era un campione di calcio, tant’è che a lui abbiamo affidato tutti i tornei, tra cui ‘Un Calcio alla Camorra’ che si tiene ogni anno, con scuole, forze di polizia, magistrati ecc… era un grande campione ed amava molto la sorella. Lui scappava da qui per andare ad accudire la sorella visto che avevano entrambi i genitori detenuti. La sua famiglia era ‘A Voce de Creature’ e così mi sono interrogato dove ho fallito come educatore. Mi auguro che questo delitto sia stato di impeto perché lui amava troppo la sorella”.
Don Merola ha poi espresso tutto il suo sgomento per un gesto che, a suo dire, non rispecchiava il carattere del giovane che aveva conosciuto: “Da lui non me l’aspettavo, ogni volta che giocava a pallone e qualche ragazza veniva presa in giro lui faceva a botte per difenderle, perciò questa cosa non me la spiego. Chissà cosa è successo nella sua testa e mi auguro che non ci sia l’uso della cannabis, perché nell’ultimo periodo mi hanno detto che aveva cominciato a fumarla”.
Infine, il sacerdote ha allargato lo sguardo a un problema più ampio, quello dell’uso delle armi tra i giovani, definendolo una vera emergenza sociale: “E’ una grande emergenza, so che il Prefetto è molto attento su queste questioni ma noi adesso dobbiamo passare dalle chiacchiere ai fatti, non c’è più tempo per aspettare. Ognuno deve svolgere bene il suo ruolo: la chiesa la chiesa, la scuola la scuola, lo Stato lo Stato ma in rete, insieme, facendo in modo che strutture come ‘A Voce de Creature’ siano funzionanti h24, ma non più con le risorse dei privati, ci vuole lo Stato che deve investire mettendoci le risorse perché oggi ho accolto 1216 ragazzi, ma con le risorse statali potrei accoglierne il doppio”.

