Un intero cartello al tappeto. Dopo la sentenza di primo grado dello scorso anno sono arrivate le condanne d’appello per boss e gregari dei De Luca Bossa, Casella e Minichini protagonisti degli ultimi anni di tensione a Ponticelli. Quella che è stata stabilita per il gruppo da anni in guerra con i De Micco è stata una vera e propria mazzata pari a oltre tre secoli di carcere.
Sono infatti arrivate le condanne di secondo grado nei confronti delle persone arrestate nel corso del blitz operato dai carabinieri nel novembre del 2022. Tra i risultati più eclatanti la conferma dell’assoluzione per Christian Marfella, difeso dall’avvocato Leopoldo Perone.
L’elenco delle condanne
Queste le condanne: 10 anni Giulio Ceglie, Pasquale Damiano 6 anni e due mesi, Antonio Acanfora 11 anni e quattro mesi, Domenico Amitrano 9 anni e otto mesi, Gennaro Aprea 15 anni rispetto ai 18 del primo grado, Francesco Audino 14 anni e quattro mesi, Luigi Aulisio 8 anni e otto mesi, Nicola Aulisio 8 anni e sei mesi, Luigi Austero 14 anni e sei mesi, Vincenzo Barbato 9 anni e sei mesi, Roberto Boccardi 13 anni, Eduardo Casella 12 anni, Giuseppe Casella 12 anni e sei mesi, Vincenzo Casella 8 anni e otto mesi, Francesco Clienti, Nicola Onorio, Ciro Ricci 7 anni e sei mesi ciascuno, Luigi Crisai 9 anni e sei mesi, Giuseppe Damiano 9 anni e quattro mesi, Anna De Luca Bossa 8 anni, Emanuel De Luca Bossa 10 anni, Giuseppe De Luca Bossa 11 anni, Umberto De Luca Bossa 13 anni, Vincenza De Stefano 2 anni, Giovanni De Turris 10 anni e due mesi (rispetto però ai 12 anni e otto mesi del primo grado, era difeso dagli avvocati Mauro Zollo e Giuseppe Perfetto), Ciro Esposito 5 anni, Giovanni Esposito 8 anni, Mariarca Gala e Martina Minichini 1 anni e quattro mesi, Domenico Gianniello 9 anni e quattro mesi, Ciro Imperatrice 8 anni e otto mesi, Maria Lazzaro 8 anni, Alfredo Minichini 15 anni, Gabriella Onesto 10 anni e otto mesi, per il collaboratore di giustizia Tommaso Schisa 8 anni.
Il pizzo agli inquilini
Il clan di Ponticelli si faceva pagare migliaia di euro, compresa una quota di mantenimento, per fare entrare e far restare gli inquilini nelle case popolari. In alcuni casi ha deciso il pestaggio dei residenti per costringerli ad andare via, nonostante, fossero indigenti o avessero figli piccoli: così la camorra gestiva il business delle case popolari. Le indagini partirono proprio da un violento episodio, datato giugno 2020, condotto nei confronti di chi non riuscì a pagare.

