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Faida di Scampia, i pentiti: “Amato voleva eliminare i Di Lauro durante il cenone di Capodanno”

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Doveva essere versato sangue e non sangue qualunque. E’ quanto decisero i capi degli Scissionisti per dare un segnale al clan Di Lauro, un segnale che fu poi all’origine della faida di Scampia. E’ quanto filtra dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Carmine Cerrato e Luigi Secondo, ex ras degli Spagnoli, da tempo passati dalla parte della giustizia.

I pentito furono sentiti dai magistrati nell’ambito delle indagini per il duplice omicidio Montanino-Salierno, che di fatto dietre il via alla scia di sangue che portò all’assassinio di cento persone tra affiliati, parenti e vittime innocenti.

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Fulvio Montanino era la vittima designata, lo zio Claudio Salierno un relativo danno collaterale. Si voleva colpire al cuore Cosimo Di Lauro e per farlo gli scissionisti avevano deciso di eliminare Fulvietto, braccio destro di Cosimino.

Eppure, per i collaboratori di giustizia Secondo e Cerrato, l’obiettivo iniziale era ben più grosso.  “Raffaele Amato e Cesare Pagano – si legge nell’ordinanza che portò all’individuazione dei responsabili del duplice omicidio Montanino-Salierno – erano dell’idea – e quest’ultimo rimase della stessa convinto, mutandola solo alla fine – che l’eliminazione dei figli di Di Lauro fosse necessaria. In origine il progetto di Amato era quello di usare un bazooka per colpire la famiglia Di Lauro riunita, come da tradizione, il 31 dicembre 2003, nella abitazione di famiglia.
Diversa la prospettiva di chi, come Marino e Abete, non avendo lasciato Napoli, sperava di poter tornare in armonia con Di Lauro e, dunque, proponeva l’eliminazione del Montanino, persona di fiducia, la cui morte avrebbe però — nell’intenzione dei proponenti – determinato Paolo Di Lauro ad intervenire, marginalizzando Cosimo Di Lauro, per ripristinare un clima di collaborazione, non conflittuale”.

L’assassinio di Montanino avvevve, dopo 3 tentativi andati a vuoto, il 28 ottobre 2004 in via Via Vicinale Comunale Cupa dell’Arco e a cadere sotto la pioggia di proiettili fu anche lo zio Claudio Salierno.

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