Una richiesta semplice, essenziale: «Verità e giustizia per una ragazza che è un esempio per tutti quelli che vogliono amare». Alessandro Boccia e Antonio Tucci, rispettivamente compagno e fratello, chiedono chiarezza sulla morte di Francesca Tucci la 24enne deceduta lo scorso 2 luglio all’ospedale Cardarelli di Napoli dove era ricoverata per un’operazione a pagamento (intramoenia) per eliminare i fastidi dovuti alla Sindrome di Wilkie, una rara patologia del duodeno riconducibile a una sindrome del compasso aorto-mesenterico. Francesca ha subìto l’intervento il 29 giugno e le complicazioni sorte, stando a quanto emerso sin qui, il 1 luglio. L’indomani, la morte della studentessa di giurisprudenza originaria di Afragola.
Per la morte di Francesca, sono tre i medici indagati (atto dovuto) dalla Procura di Napoli, che ha avviato gli approfondimenti dopo la denuncia presentata dalla famiglia Tucci al Commissariato Arenella. Tra questi c’è il dottor Felice Pirozzi, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale 2.
L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci è condotta dal sostituto procuratore Mario Canale della sezione “Lavoro e colpe professionali”.
Le parole del fratello e fidanzato di Francesca
«Fa male a ripensare quanto successo – afferma Alessandro Boccia fidanzato della Tucci – Francesca è uscita dalla sala operatoria cantando, aveva una grande voglia di vivere. Abbiamo saputo poco e niente dopo l’operazione di lunedì, conclusasi attorno alle 22.30 Il martedì mattina lamentava questi dolori di pancia ma i medici dicevano fosse tutto normale».
Antonio, fratello di Francesca, dice di non «riuscire a trovare una spiegazione a quanto successo. Al dire il vero non capiamo neanche questa fretta dei medici di operarla. Perchè? Francesca è stata visitata dai medici del Cardarelli e dieci giorni dopo è morta. Abbiamo cercato di comprendere le ragioni, ora c’è solo il nostro dolore».
Antonio Tucci allarga anche il ragionamento quando si riferisce alla richiesta di spiegazioni per la morte di Francesca. «La legge Gelli-Bianco numero 24 del 2017, (che regola la responsabilità medica e la sicurezza delle cure in Italia, focalizzandosi su trasparenza, accesso ai documenti e gestione dei casi di malasanità ndr.) all’articolo 4comma 3 sancisce come tutte le strutture ospedaliere devono fornire in chiaro tutti dati sulla malasanità dell’ultimo quinquennio. Le persone hanno il diritto di sapere, per chiarezza. Ci sono tutti i dati necessari sul sito del Cardarelli? Auspichiamo di sì, che chi voglia possa avere tutti gli elementi a disposizione».
Secondo Antonio inoltre, le prime notizie sulla morte di sua sorella sarebbero arrivate dalle testate giornalistiche e solo dopo dalla struttura ospedaliera del Cardarelli. Sempre secondo Tucci, ci sarebbero state «difficoltà a trovare dei periti di parte. I dirigenti del Cardarelli e l’Ordine dei medici della Campania hanno fatto una levata di scudi sulla vicenda mentre i medici italiani che lavorano altrove ci sono sembrati più chiari quando li abbiamo interpellati. Secondo loro, l’operazione in quelle circostanze non dovevano essere effettuate». I dubbi saranno fugati dalle indagini e si capirà se le questioni sollevate dai familiari di Francesca avranno dei fondamenti per l’accertamento delle eventuali responsabilità.
Tucci lancia anche un appello: «Se ci sono situazioni simili, anche con chi è indagato per la morte di Francesca, invito i familiari ad andare a parlare nelle sedi opportune».
Il ricordo di Francesca
Alessandro Boccia, il compagno di Francesca, con la voce bassa ricorda: «Noi eravamo fuori per un weekend al mare i giorni precedenti dell’operazione. Francesca si è fidata dei medici per risolvere il problema e pensava all’estate per divertirsi. Francesca potrebbe essere la fidanzata, la figlia e la sorella di tutti. Vogliamo che il suo sorriso sia ricordato. Vogliamo che la giustizia faccia il suo corso e la verità venga a galla. Tutti quelli che l’hanno conosciuta, sanno che Francesca emanava positività ed energia dappertutto e anche amore».
Aggiunge Antonio Tucci. «Mia sorella era ispirazione. Francesca era “piccerella ma faticatrice’’. Senza urlare, senza moine le visto risolvere delle questioni assurde. Aveva dei modi amorevoli. E per questo motivo dico a tutti di affrontare la vita con amore. Amate nel ricordo di chi se ne è andato e non abbandonatevi alla rabbia».
Le note del Cardarelli e dell’avvocato del dottor Pirozzi
Nei giorni successivi alla morte di Francesca Tucci e al susseguente clamore mediatico i direttori di Dipartimento dell’Ospedale Cardarelli hanno prodotto una nota nella quale, tra le altre cose, si legge: “Comprendiamo che un evento come questo susciti domande, e crediamo che il nostro operato debba essere valutato da chi ne ha la competenza, nelle sedi previste dall’ordinamento, con tutto il rigore che una valutazione seria richiede. È un diritto dei pazienti e delle famiglie, ed è anche nell’interesse della medicina stessa. Quello che però osserviamo con preoccupazione è un fenomeno diverso: la trasformazione di una vicenda ancora da accertare in un caso giudicato nelle piazze social, con informazioni sommarie e spesso da chi non ha elementi sufficienti per farlo. Riteniamo che questo modo di procedere sia dannoso non solo per noi come professionisti, ma per l’intera collettività”.
La “Medicina”, si legge ancora, “non è una scienza esatta, e lo diciamo ogni giorno ai nostri pazienti. Non tutti rispondono allo stesso modo alle stesse cure, e l’evento avverso, purtroppo, è statisticamente possibile anche quando ogni procedura è stata condotta correttamente: non è automaticamente sinonimo di errore medico. Stabilire cosa sia realmente successo richiede un’analisi tecnica, non un verdetto emotivo”.
A produrre una nota anche l’avvocato del chirurgo Felice Pirozzi, come detto tra gli indagati per la morte di Francesca Tucci. Il legale, Gabriele Di Criscio, riferendosi al tam tam social ha, tra le altre cose, scritto: “In uno Stato di diritto, le responsabilità si accertano esclusivamente nelle sedi giudiziarie competenti, attraverso il contraddittorio tra le parti e nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali. Ogni tentativo di trasferire il confronto processuale sul terreno mediatico rappresenta una deriva che non giova all’accertamento della verità”.
Le parole degli avvocati difensori
A rappresentare la famiglia Tucci e il compagno di Francesca sono gli avvocati Massimo d’Errico e Francesco Petruzzi.
«I familiari di Francesca si stanno ponendo delle domande – afferma l’avvocato d’Errico- Nel caso di specie: il tempo è stato troppo breve dai primi sintomi all’intervento. Se era necessario prescrivere un follow up. Se all’esito di questo follow up se eravamo di fronte a patologie era necessario l’intervento. Alla luce delle prime delle prime considerazioni dei medici legali e questi elementi non sarebbero stati valutati a sufficienza».
Il legale aggiunge: «In poco più di 48 ore Francesca finisce. Come sia possibile, si chiede la famiglia? Dopo l’operazione c’è un monitoraggio sulla sintomatologia. Pare che questa fase non ci sia stato un monitoraggio attentissimo sulle pratiche post operatorie. Noi riteniamo che in questa fase in cui il monitoraggio che deve essere adeguato, per noi non c’è stato».
Importanti saranno, come sottolinea lo stesso avvocato d’Errico, «gli esiti degli approfondimenti peritali. dobbiamo rispettare ruoli e posizioni tutti quelli che intervengono della vicenda, team di medici legali, famiglia e indagati per atti dovuti. Noi assistiamo al dolore della famiglia. La fonte di prova è sì il dolore della famiglia, ma anche quello che è stato registrato dalla famiglia stessa che era in ospedale. In questa fase, va garantito equilibrio».
Dal canto suo, Francesco Petruzzi, l’altro avvocato difensore, risponde ad alcune critiche dei giorni scorsi. «Noi non attiviamo nessuna gogna mediatica. Esiste il diritto all’informazione e non abbiamo rivelato nessun atto d’ufficio. Io, quando parlo, parlo di quanto riferito dal nostro profilo di medico legale (5 membri in tutto). Nessuna gogna dei social – insiste Petruzzi – noi rispondiamo alle domande dei giornalisti per diritto di cronaca e diamo una massima risonanza mediatica per una vicenda grave come questa al Cardarelli (che resta un ospedale di eccellenza)».
Sulle indagini, lo stesso Petruzzi sottolinea: «Stiamo navigando al buio, perché dal pm non è arrivato l’ok a noi e ai periti ci ha negato l’accesso alla cartella clinica. Intendiamoci: è prerogativa del pubblico ministero farlo. Ci sono pm che lo fanno e altri no, rientra nelle facoltà del pm. Attendiamo di vederla, la cartella clinica insieme al team di medici legali per il post operatorio».

