“Calabresi pezzi grossi”, l’ombra della ndrangheta dietro la droga dei carabinieri

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La foto dell'appuntato Giuseppe Montella

Una parte dell’inchiesta sui carabinieri della caserma Levante è finita in mano alla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Secondo il quotidiano La Repubblica la Procura di Piacenza, guidata dal procuratore Grazia Padella, ha inviato alcuni atti alla Dda per condurre ulteriori approfondimenti sui canali di rifornimento di droga.

Dalle indagini documentate emergerebbe l’esistenza di un deposito di droga situato nell’hinterland milanese, gestito da persone vicine alle ‘ndrine della Locride. Inoltre in una conversazione tra Giuseppe Montella e la compagna, proprio l’appuntato dei carabinieri definisce “calabresi” e “pezzi grossi” gli interlocutori di Daniele Giardino, secondo l’accusa fornitore di stupefacenti.

Carabinieri infedeli, le intercettazioni del napoletano Montella: “700 euro ogni mezzo kg di droga”

Continuano ad emergere particolari sconcertanti sulla caserma dei carabinieri della vergogna di Piacenza. Non solo gravi reati come spaccio, estorsione e tortura, ma anche una totale anarchia. Sono sei i militari finiti in manette nell’ambito di una delle pagine più nere delle forze dell’ordine. Audio e foto immortalano l’organizzazione messa in piedi dai carabinieri infedeli.

Tra l’oro anche l’appuntato napoletano Giuseppe Montella. Il militare gestiva un business di spaccio. Si riforniva dal “grossista” Daniele Giardino, che a sua volta comprava dai calabresi, poi, vendeva attraverso un pusher magrebino.

Lo racconta lo stesso appuntato, in una delle migliaia di intercettazioni dell’inchiesta che ha coinvolto dieci carabinieri. E si vantava di guadagnare 700 euro per ogni mezzo chilo “piazzato”.

“Abbiamo venduto 20 kg di droga, adesso in città ci siamo solo noi”, le intercettazioni di Giuseppe Montella e gli altri carabinieri

Noi dobbiamo viaggiare a numero uno, i numeri due li lasciamo agli altri, adesso a Piacenza poi stiamo solo noi… perché a Piacenza non ce n’è più nessuno“, Peppe Montella è euforico. E’ in macchina con il socio Daniele Giardino l’amico Tiziano Gherardi. Questi è uno degli spacciatori più attivi della piazza piacentina. I due parlano di droga, di soldi, degli ultimi affari: “Noi ieri abbiamo venduto venti chili.
Tali frequentazioni apparivano, fin da subito, in evidente contrasto con lo status rivestito e l’attività svolta all’interno della stazione Carabinieri di Piacenza Levante – ricostruiscono gli investigatori – soprattutto considerato il coinvolgimento di Giardino e Gherardi in attività di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti anche volte all’approvvigionamento della piazza piacentina“.

Anche un’orgia in caserma

C’è anche un’orgia consumatasi nelle stanze della caserma finita sotto sequestro. Nulla di penalmente rilevante ma uno schiaffo ai valori e alla divisa, una vicenda che mette in imbarazzo l’intera istituzione. Nelle carte dell’operazione Odysseus si legge di un’orgia svoltasi in un ufficio del Comandante Marco Orlando nella stessa caserma.

A parlarne sono due tra gli arrestati, Giuseppe Montella e Salvatore Cappellano “che commentano un episodio che aveva visto come protagonista un collega in onore del quale, forse in concomitanza con una ricorrenza, fu organizzata una serata all’interno della caserma alla presenza di due donne, presumibilmente escort, con le quali erano stati consumati rapporti sessuali”.

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