No alle pentole in cella e all’utilizzo del fornello senza limiti di orario. La corte di Cassazione ha confermato il rigetto del reclamo presentato dal boss Giuseppe Caterino. Dalla scorsa estate il 72enne sta scontando tra l’altro una ulteriore condanna definitiva a 30 anni di reclusione per un omicidio commesso il 14 novembre 2002.
Il ricorso del boss dei Casalesi
Come riporta TusciaWeb, Caterino ha presentato ricorso contro la ordinanza con cui, lo scorso 16 ottobre, il tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto il reclamo nei confronti del provvedimento del magistrato di sorveglianza di Viterbo in data 20 giugno 2024, con il quale era stata respinta la sua richiesta diretta ad ottenere l’autorizzazione per utilizzare le pentole e il fornello senza limiti d’orario.
“Deve ricordarsi – si legge nelle motivazioni della sentenza- che il principio di diritto che governa la materia è nel senso della piena legittimità delle disposizioni regolamentari interne alle singole strutture penitenziarie, laddove queste – prefissando ambiti orari entro i quali si consenta la cottura dei cibi e, quindi, la disponibilità del fornello e di tutti gli utensili necessari – vadano a incidere esclusivamente sulle modalità di esercizio del relativo diritto, senza negare la sussistenza stessa di questo”.
“Le limitazioni orarie alla cottura dei cibi – viene spiegato – devono uniformarsi alle possibilità generalmente accordate all’intera popolazione carceraria e, quindi, non devono essere inerenti soltanto a coloro che si trovino sottoposti al regime detentivo di cui all’art. 41-bis Ord. pen.; in caso contrario, infatti, tali restrizioni concretizzerebbero una immotivata ulteriore differenziazione del regime penitenziario e, consequenzialmente, presenterebbero – sotto l’aspetto pratico e attuativo – una regola di tenore vanamente vessatorio (…) in generale, sarà quindi pienamente consentito porre a fondamento della suddetta diversificazione concrete, solide e motivate ragioni di tipo logistico, tecnico o organizzativo”.
