Resti umani nella cappella della Maddalena, lo stupore dell’ignoranza

Ha suscitato clamore la notizia del ritrovamento di ossa umane all’interno della cappella beneficiale di santa Maria della Maddalena, al corso Campano.

La fantasia popolare si è sbizzarrita a immaginare pratiche occulte messe in atto per la totale assenza di vigilanza alla antica fabbrica religiosa o a cadaveri di qualche guerra di camorra occultati all’interno di un cantiere che vegeta da quasi un decennio nell’incuria degli operatori del piano Più Europa che dovrebbe ridare alla città questa antica struttura.

La fantasia popolare vive di queste fantasiose ipotesi anche perché non è tenuta a conoscere la storia della propria città ne, tanto meno, quella dei fabbriche monumentali che la arricchiscono ma chi è preposto al recupero di un bene storico DEVE conoscere la genesi e l’uso del bene che va a recuperare perchè è su questa base che si sviluppa un progetto e un piano di lavoro.

Se minimante avesse avuto nozioni di storia il progettista di questo recupero avrebbe dovuto sapere che sino agli inizi del 1800 le sepolture avvenivano nelle chiese o sotto o affianco ad esse, avrebbe anche dovuto informarsi, consultando qualche testo di storia locale o chiedendo a qualche istituzione, tipo proloco o pagine web dedicate alla storia locale, notizie sulla cappella della Maddalena. Evidentemente non lo ha fatto, ha redatto un progetto di recupero di un bene storico-religioso al “Buio”,  come può redigersi il progetto di ristrutturazione di appartamento. Non conosco il nominativo del progettista e spero risponda, su queste pagine o dove lo riterrà opportuno, per spiegare come abbia potuto ignorare che la cappella della Maddalena è stata luogo di sepoltura della famiglia Taglialatela dal 1400 sino alla metà del 1800. Bastava leggere qualche pubblicazione recente per apprender che nel solo periodo 1550/1632 dai registri dei defunti della parrocchia di san Giovanni si ricava che, nella cappella, vi sono state 41 inumazione, delle quali ben 35 di appartenenti alla famiglia proprietaria. Se solo leggeva gli allarmi lanciati sulle pagine web di chi osservava lo stato di degrado nel quale sta precipitando la struttura avrebbe appreso cose che “ DOVEVA” conoscere al momento della redazione del progetto.

Cosi non è stato ed ancora una volta l’ente pubblico, che dovrebbe svolgere l’azione di conservazione di un bene storico religioso della collettività, opera, in modo diretto, per il suo disfacimento come già accaduto per il vecchio municipio, il conservatorio delle monache ed altro.

Le ossa ritrovate sono il segno che ben altro si cela sotto la cappella della Maddalena, perchè una valutazione, per difetto, porta a valutare in centinaia le inumazioni contenute, compresa quella del prelato vaticano Paolo Taglialatela, deceduto nel 1749.

Attendiamo un chiarimento dal progettista dell’intervento e gradiamo conoscere quale piano intende porre in essere per un idoneo intervento di conservazione di quanto contenuto nella cappella della Maddalena senza proseguire in una attività che sa di sacrilego verso la storia e verso le persone che vi sono sepolte delle quali si conoscono le generalità in quanto rilevabili dai registri defunti della parrocchia di san Giovanni.

Antonio Pio Iannone