Napoli. La morte di Rosario spaventa residenti e commercianti: “Viviamo nell’angoscia”

Una paura latente che la tragedia di sabato possa verificarsi di nuovo. Si sentono in pericolo i residenti e i commercianti di via Duomo ancora sconvolti per la morte del commerciante Rosario Padolino, il titolare del negozio di abbigliamento “Coriandoli’’ colpito da pezzi di cornicione venuti giù dal tetto del palazzo al civico 228 ed ora sotto sequestro per decisione dell’autorità giudiziaria.

Il tema più dibattuto resta lo stesso, ai due giorni dai fatti: la necessità di mettere in sicurezza gli edifici, la maggioranza di proprietà privata, che in molti casi hanno oltre 100 anni di (precaria) vita. «Non sarà l’ultima volta» prefigura nefastamente Salvatore, edicolante, perché, dice, «nessuno controlla che i palazzi siano in buone condizioni. Il problema però non è solo a via Duomo ma in tre quarti degli edifici di Napoli».

Sicuramente non è un buon viatico constatare come le stesse reti verdi di protezione situate sulla sommità del palazzo al civico 228 e cedute sotto il peso del cornicione spaccatosi compaiano sulle facciate di parecchi edifici del centro storico. Raffaele lavora al bar dove Padolino si stava recando a prendere un caffè prima di andare incontro alla morte. «Io – dice il ragazzo – porto in zona un qualcosa come 300 caffè al giorno ed ogni volta guardo in alto per sapere che qualcosa non mi stia per colpire. Credetemi, non è bello dover convivere con quest’angoscia tutti i giorni».

Vincenzo è un residente di piazza Divino Amore e spesso si reca in via Duomo per prendere un caffè nei momenti liberi dal lavoro. «Sono almeno 6 anni che tanti di noi segnalano l’invivibilità di questa strada, dove i turisti passano ogni ora senza sicurezza. La rovina è iniziata quando il Comune ha deciso di istituire la Zona a Traffico Limitato, passare qui è diventato complicato».

I segnali di quanto accaduto, però, sembravano esserci tutti. Inequivocabili a tal proposito le parole di Gianluca, titolare di un negozio di preziosi situato proprio in quel punto di via Duomo. «Il giorno prima che tutto accadesse, il venerdì, io e qualche altro ci siamo accorti che dal palazzo cadevano delle pietruzze, che tuttavia ci hanno toccato in modo innocuo. Quella era purtroppo un’avvisaglia. Io – racconta il gioielliere – ero uscito dal mio negozio per andare a prendere un caffè soltanto pochi istanti prima che Rosario venisse colpito. Alcuni istanti e c’è stato il boato. Ho visto la polvere e Rosario a terra. Sono stato tra i primi a soccorrerlo, ma purtroppo non è servito a niente». Gennaro Rosolio, titolare della merceria Abronzino, si abbandona ad un ricordo di Rosario Padolino intriso di dolore. «Ci conoscevamo da 40 anni. Qualche giorno fa era venuto da me per dirmi che dal 1 luglio avrebbe chiuso l’attività con l’intenzione di trasferirsi a Milano per stare con i nipoti. Ho pianto tutto il tempo, ma poi mi sono fatto forza. Sapete come? Pensando al fatto che la disgrazia poteva trasformarsi in tragedia visto che in via Duomo passano un sacco di ragazzini non più impegnati a scuola e che potevano rimanerci secchi. Avevo rapporti anche con la moglie di Rosario, spesso nella mia merceria dove comprava le stoffe da utilizzare per fare dei vestiti ai nipoti».

Gennaro conferma la «sensazione di abbandono di via Duomo. Per fare asfaltare una strada, prima dei lavori Unesco, ho dovuto chiedere un piacere ad una persona per asfaltare la strada. Vi sembra normale?». Intanto, nella giornata di domani sarà effettuata l’autopsia sul corpo di Rosario Padolino dopodichè saranno celebrati i funerali che potrebbero tenersi all’interno della chiesa del Duomo.

Nel frattempo, dopo l’ok della Protezione Civile e dei tecnici incaricati già in giornata potranno fare rientro nelle proprie abitazioni la trentina di famiglie del palazzo al civico 228 di via Duomo, con il tratto interessato riaperto al transito pedonale dopo l’installazione di una barriera protettiva in ferro. Restano interdetti balconi ed affacci visto il permanere del decreto di sequestro.