Mozzarella di scarsa qualità a Melito
Mozzarella di scarsa qualità a Melito

Non solo chiedevano il pizzo alle attività già aperta, ma chi voleva aprire una nuova serranda doveva chiedere il permesso al clan o ai loro intermediare. Questo emerge dall’ordinanza che ha portato all’arresto di 31 persone degli Amato-Pagano. Le rate variavano a seconda del tipo di attività. Si partiva da 1500 l’anno, da pagare in 3 rate. Per alcuni la somma 1000 euro.

Ma il racket non si limitava ai soldi, ma imponevano ai commercianti, soprattutto ai supermercati, di comprare prodotti presso aziende specifiche. Come ad esempio mozzarella di scarsa qualità, buste per la spesa.

Un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare

“Uno dei commercianti, prima di procedere all’apertura dell’esercizio commerciale, intestato ai figli, si recava dal Papa, per mettersi “a posto con i compagni e lavorare tranquillo”. La cifra da da pagare è quella di 1.500 euro in tre rate da 500 «una ciascuna, nonché l’acquisto di prodotti, quali mozzarelle e buste”.

Mozzarella di scarsa qualità

Nello specifico veniva imposta, ad esempio, per circa un anno da febbraio del 2014 al febbraio 2015 al titolare di una nota salumeria di Melito “l’acquisto della mozzarella da tale Totore; nonché compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a farsi consegnare dalla vittima la somma di 500 euro ogni mese in luogo dell’acquisto della mozzarella da Totore” nonostante fosse di scarsa qualità La vittima, in questo caso, ha però denunciato ribellandosi alle imposizioni del clan.

 

 

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