HomeCronacaOmicidi della Seconda Faida, arriva la condanna per il boss Lello Amato

Omicidi della Seconda Faida, arriva la condanna per il boss Lello Amato

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L’interminabile e tortuoso iter giudiziario chiamato a fare luce sulla faida di Scampia si arricchisce di un nuovo colpo di scena. Quest’ultimo riguarda ancora una volta il boss degli Scissionisti Lello Amato. Nonostante la pesantissima accusa di essere stato il mandante di ben tre omicidi, il boss, difeso dagli avvocati Domenico Dello Iacono ed Emilio Martino, è riuscito a schivare l’ennesimo ergastolo vedendosi anche riconosciute le attenuanti generiche prevalenti.

La Corte d’Assise di appello di Napoli (III sezione) ha infatti condannato ‘a vicchiarell a 20 anni di reclusione per gli omicidi di Salvatore Ferrara, capopiazza del clan Di Lauro, e il contestuale ferimento di Ugo De Lucia e Antonio Caldieri, e per gli omicidi di Luigi Magnetti e Carmine Fusco, oltre alla detenzione e al porto illegale di armi, reati aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan camorristico degli Amato-Pagano.

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La condanne in primo grado per il boss Lello Amato

In primo grado il boss Amato aveva rimediato 30 anni tuttavia in virtù di una precedente condanna ad altri trent’anni rischiava un vero e proprio ergastolo. L’ordinamento italiano infatti prevede che quando si sommano due condanne a 30 anni di fatto le stesse diventano una sentenza di carcere a vita.

Per il capocaln era dunque fondamentale rimediare una condanna inferiore: ad avere la meglio è stata dunque la linea della difesa riuscita a ridimensionare le accuse riportando una condanna a vent’anni. Un risultato di assoluto rilievo se consideriamo che in primo grado i giudici avevano cumulato due gruppi di pene a trent’anni ciascuna. Già in primo grado il tandem Dello Iacono–Martino aveva evidenziato alcuni particolari tecnici rivelatisi decisivi per evitare la stangata al suo assistito.

Il boss degli ‘Spagnoli’

Amato fu arrestato in Spagna nel 2008, nel paese iberico all’epoca non era ancora arrivata l’estensione dell’estradizione e il boss era stato già consegnato dalla Spagna all’Italia. Tuttavia nel paese iberico il massimo della pena (30 anni) è entrato in vigore nel 2015 e così i legali beneficiarono del cosiddetto sistema delle garanzie secondo cui un imputato arrestato in Spagna può essere condannato in Italia a patto che il carcere non sia indefettibilmente a vita ponendo di fatto un vincolo. Principio fatto valere in Corte d’appello e dinnanzi la Corte costituzionale spagnola. Una conoscenza della materia che permise anche allora alla difesa di ottenere la condanna a trent’anni per tutti e tre gli omicidi.

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