Non doversi procedere perché l’azione penale non dovesse essere esercitata per difetto di
una condizione di procedibilità. Questa la decisione presa un anno fa dal gup Linda Comella nei confronti di Felice e Michelangelo D’Ausilio figli di Domenico ‘Mimì o sfregiato’, storico capoclan di Bagnoli. I due rampolli (con Felice che da qualche anno è collaboratore di giustizia) rispondevano in qualità di partecipe e esecutore dell’omicidio di Giuseppe Marigliano avvenuto nel lontano 1999. Delitto riconducibile allo scontro tra gli stessi D’Ausilio e i Sorrentino-Sorprendente di cui faceva parte la vittima.Un delitto che, per la Procura, era finalizzato ad affermare il potere dei D’Ausilio sul territorio. I due erano stati tirati in ballo anche da alcuni collaboratori di giustizia, per Felice il pubblico ministero aveva chiesto 9 anni mentre per Michelangelo D’Ausilio 16. Il nuovo colpo di scena però non si è fatto attendere: pochi giorni fa infatti il giudice per le indagini preliminari, accogliendo l’istanza della Dda, ha revocato la sentenza di non doversi procedere. Felice e Michelangelo D’Ausilio, difesi dagli avvocati Claudio Davino e Antonietta Genovino, potrebbero dunque rispondere di quell’omicidio avvenuto quasi trent’anni fa. I due difensori avevano in passato eccepito il difetto della condizione di procedibilità dovuto alla mancata riapertura delle indagini, non autorizzata con un provvedimento del gip. Linea che un anno fa si rivelò vincente. Adesso il nuovo colpo di scena per i figli del boss ‘o sfregiat.


