Prima ancora delle risposte che arriveranno dagli esami medico-legali, l’inchiesta sull’omicidio di Luigi “Luca” Esposito continua a scontrarsi con una serie di interrogativi che rendono il caso sempre più complesso. Il giornalista sportivo 53enne è stato trovato carbonizzato all’alba di domenica nelle campagne di Eboli, ma a distanza di giorni restano senza risposta sia le domande sulle sue ultime ore di vita sia quelle legate ai suoi rapporti personali.
Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Salerno, stanno cercando di ricostruire la rete di contatti della vittima, un lavoro reso difficile dalla riservatezza con cui Esposito viveva la propria sfera privata. Tra gli elementi più importanti c’è il cellulare che il 53enne aveva con sé sabato sera e che, al momento, risulta irreperibile.
Secondo quanto emerso, Esposito utilizzava almeno due telefoni. Uno di questi sarebbe stato trovato nella sua abitazione durante le perquisizioni effettuate dai carabinieri, insieme a computer, documenti e altro materiale informatico. Il dispositivo scomparso, invece, è proprio quello con cui aveva parlato fino a circa le 20 di sabato con un amico e un collega. L’ultimo accesso a WhatsApp risale alle 22.30, dopodiché il telefono non ha più dato segnali, pur continuando a squillare a vuoto fino alla mattina successiva quando alcune persone, insospettite dal suo silenzio, hanno provato a contattarlo.
Chi lo conosce racconta che era insolito non sentirlo nelle ore serali. Era abituato a confrontarsi con i collaboratori della testata online che dirigeva anche a tarda notte, organizzando il lavoro del giorno seguente. Sabato, però, quei contatti si sono improvvisamente interrotti. Aveva riferito che sarebbe andato al mare, ad Agropoli, circostanza che inizialmente non aveva destato particolari sospetti.
Tra le piste al vaglio degli investigatori c’è anche quella che riguarda la sua vita sentimentale, della quale amici e colleghi sapevano molto poco. Proprio per questo gli inquirenti stanno analizzando ogni elemento utile per ricostruire le frequentazioni e gli ultimi spostamenti del giornalista.
Sul fronte scientifico bisognerà invece attendere ancora. Per gli esami istologici, tossicologici e genetici saranno necessari circa 90 giorni. Il test del Dna è particolarmente atteso dai familiari, che sperano di ottenere al più presto la conferma ufficiale dell’identità della vittima, consentendo anche il dissequestro della salma.
L’autopsia ha escluso l’ipotesi dello strangolamento, non avendo rilevato fratture alle vertebre cervicali, ma non è riuscita a chiarire se Esposito fosse ancora vivo quando il corpo è stato dato alle fiamme. Resta aperta anche l’ipotesi del soffocamento.
Le immagini raccolte dagli investigatori hanno inoltre documentato che, tra le 22 e le 23 di sabato, la Lancia Y bianca del giornalista percorreva ripetutamente la zona in cui il corpo sarebbe poi stato ritrovato. Al volante o comunque nell’abitacolo non c’era solo Esposito: con lui viaggiava un uomo la cui identità resta sconosciuta. Se non è coinvolto direttamente nell’omicidio, potrebbe essere il testimone chiave in grado di spiegare cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita del 53enne. Di lui, però, al momento non c’è alcuna traccia. Così come continua a mancare il telefono principale della vittima, considerato uno degli elementi più importanti per fare luce sul delitto.


