Diventa madre a 51 anni, la donna di Napoli realizza il suo sogno grazie alla ovodonazione

Diventa madre a 51 anni, la donna di Napoli realizza il suo sogno grazie alla ovodonazione
Diventa madre a 51 anni, la donna di Napoli realizza il suo sogno grazie alla ovodonazione

Dopo un’attesa durata 21 anni, una donna è riuscita a diventare madre grazie alla ovodonazione. Il parto è avvenuto alla clinica Malzoni di Avellino dove la donna, ultracinquantenne della provincia di Napoli, è stata seguita dal dottor Raffaele Petta del reparto di “Gravidanza a rischio” diretto dalla dottoressa Annamaria Malzoni. A riportare la notizia è Il Mattino.

Partorisce grazie alla ovodonazione, la gravidanza difficile ed il lieto fine

La 51enne, rimasta incinta di 2 gemellini gravie alla ovodonazione (tecnica di fecondazione assistita che prevede la donazione di ovociti di una donna ad un’altra), ha però dovuto fare i conti con altri ostacoli. Il corso della gravidanza è stato complicato infatti da una fibromatosi uterina, che solitamente si registra a causa dell’età. Ma anche, e soprattutto, a causa di una gravissima forma di anemia con valori di emoglobina sotto i 7 grammi. Per questo motivo i medici hanno sottoposto la donna a cinque emotrasfusioni. Purtroppo, col passare del tempo, la situazione continua a complicarsi: uno dei due gemellini perde la vita in utero. Un tristissimo epilogo, che però non ha avuto ripercussioni sull’altro gemellino. Così, alla 37esima settimana, la donna dà alla luce una bimba di 2,720 grammi.

«Potrebbe sembrare una sfida dell’uomo alla natura – le parole di Petta riportare da Il Mattino – sconvolgendo l’orologio biologico della donna, ma secondo la mia esperienza, usata bene, ha consentito a tante coppie sterili di riempire con il sorriso di un bambino, una casa prima triste e vuota».

Le altre notizie | Partorisce ma è positiva al Covid, mamma Ilenia abbraccia il piccolo Fede dopo 40 giorni

Il Covid-19 da mesi a questa parte sta facendo soffrire l’intero panorama mondiale. Anche in Italia, specie a Bergamo, le tragedie non sono state poche. Per fortuna, però, in mezzo a tanto male si riesce a vedere ancora un piccolo spiraglio di luce, in attesa di una cura per questo maledetto virus.

Bergamo ed il simbolo della lotta al Covid

L’ultima storia che regala gioia e speranza arriva da Bergamo, una città martoriata in cui il coronavirus ha mietuto vittime su vittime. Il simbolo della lotta al Covid è un bambino di sette mesi. Strano a dirlo, ma è proprio così. Si chiama Federico ed è venuto al mondo il 12 marzo al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, quando del virus si sapeva poco e niente. Un parto prematuro alle 27° settimanaun chilo e 170 grammi d’amore, nato dalla madre Ilenia, positiva al Covid.

Federico è uno dei 77 bambini che è cresciuto nella pancia di una donna positiva al coronavirus, seguita insieme a suo figlio dalla direttrice della Patologia neonatale e terapia intensiva dell’ospedale lombardo, Giovanna Mangili. Le parole della pediatra, riportate dal Corriere della Sera – che ha raccontato la storia – sono state queste: «Ora sappiamo che il Sars-CoV-2 si trasmette attraverso la placenta dove ne abbiamo trovato traccia».

La gioia di Ilenia

Quando Federico è nato, Ilenia non ha potuto abbracciarlo. Doveva restare tre settimana in una stanza, in attesa di superare tosse, febbre, insufficienza cardiaca e di potersi liberare dal caschetto per l’ossigeno. «Per fortuna non avevo ben realizzato quale pericolo stessimo correndo io e mio figlio. Avvertivo attorno a me una paura diffusa e le infermiere che ogni due ore venivano a controllarmi, bardate com’erano, mi davano il senso del distacco dal resto del mondo e dalla mia famiglia. Ancora adesso mi sembra di trovarmi là, mentre guardo oltre i vetri e aspetto che finisca», ha raccontato la mamma al quotidiano.

Dopo una quarantina di giorni, il 23 aprile, avviene l’incontro tra Ilenia, suo marito Egidio ed il piccolo Federico. L’abbraccio è il simbolo che rappresenta la lotta dell’Italia al Covid: difficile, dolorosa, ma che affrontiamo con speranza e sorriso. Nonostante tutto. Il 18 maggio il piccolo Federico viene dimesso dopo aver superato i problemi della prematurità. Adesso, finalmente, si trova nella sua culla di casa a Fiume Nero, nel comune di Val Bondione.

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