Una presunta aggressione sarebbe avvenuta all’interno della Casa di Reclusione di Castelfranco è ora al centro di una formale querela presentata alla Procura della Repubblica. A denunciarla sono i familiari del detenuto napoletano Pasquale Buonomo, i quali chiedono di fare piena luce su quanto sarebbe accaduto all’interno dell’istituto penitenziario.
La donna ha appreso dell’accaduto solo dopo aver insistito per ottenere informazioni sulle condizioni del fratello. In un primo momento, un agente della Polizia Penitenziaria le avrebbe riferito che il detenuto era appena rientrato dall’ospedale e che le lesioni erano conseguenza di una semplice caduta da uno sgabello.
Una versione che, secondo la querela, sarebbe stata successivamente smentita dallo stesso detenuto.
La videochiamata: “Era pieno di ematomi”
Dopo aver ottenuto l’autorizzazione della direzione dell’istituto, Anna Buonomo ha potuto parlare con il fratello in videochiamata.
Nel documento racconta di averlo visto con il naso fasciato, il volto tumefatto e numerosi ematomi sul corpo. Pasquale Buonomo le avrebbe riferito di essere stato violentemente aggredito, di vomitare sangue, di avere difficoltà a respirare e a muoversi e di temere per la propria incolumità.Sempre secondo la denuncia, il detenuto avrebbe raccontato di aver ricevuto inizialmente soltanto una Tachipirina all’interno del carcere e di essere stato successivamente accompagnato in ospedale, dove gli sarebbe stata applicata una fasciatura al naso per una sospetta frattura del setto nasale.
La sorella precisa inoltre di non conoscere ancora l’esito degli accertamenti medici effettuati in ospedale e che, al momento della presentazione della querela, né lei né gli altri familiari erano stati informati ufficialmente sulle reali condizioni di salute del congiunto.
La querela
Nell’esposto Anna Buonomo dichiara di sporgere formale querela nei confronti delle persone da identificare, indicando come presunti responsabili due detenuti e facendo riferimento anche alla presenza di sette agenti di Polizia Penitenziaria, chiedendo che l’Autorità Giudiziaria accerti eventuali responsabilità penali.La donna ha inoltre nominato un difensore di fiducia, si è riservata di costituirsi parte civile nel procedimento e ha chiesto di essere informata di un’eventuale richiesta di archiviazione.
Sarà ora la Procura competente a valutare il contenuto della denuncia, acquisire eventuali referti medici, immagini di videosorveglianza, relazioni di servizio e ascoltare le persone coinvolte per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.Al momento, le circostanze descritte nell’atto rappresentano le allegazioni contenute nella querela e saranno oggetto degli accertamenti dell’Autorità Giudiziaria.


