La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna a 3 anni e 4 msi emessa dalla Corte di Appello di Napoli nei confronti di Cristian Di Roberto, imputato per estorsione aggravata in relazione a fatti avvenuti in via Campana, a Pozzuoli. I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso presentato dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Gili e Valerio Vianello Accorretti, disponendo un nuovo esame del caso. Il procedimento sarà quindi riesaminato da una diversa sezione della Corte di Appello di Napoli, che dovrà pronunciarsi nuovamente sulla vicenda.
Di Roberto, che resta ai domiciliari, è accusato di estorsione aggravata dal metodo e dalla finalità mafiosa, nonché di aggressione nei confronti di gestori di parcheggi situati in via Campana. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo sarebbe stato coinvolto, insieme a un complice, in un sistema di minacce e violenze finalizzato a controllare l’attività di parcheggio nella zona. In particolare, le accuse riguardano episodi ai danni di un 91enne titolare di un parcheggio privato. L’anziano sarebbe stato minacciato con frasi intimidatorie come: “Per il parcheggio devi dare i soldi a me, qui comando io” e “Stasera lo faccio io il parcheggio, devo lavorare”. Nonostante l’età avanzata, la vittima sarebbe stata colpita con pugni e minacciata con una pistola.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, oltre alla richiesta di denaro, gli indagati avrebbero impedito ai clienti di accedere al parcheggio del 91enne, situato nei pressi di una discoteca, dirottando le auto verso aree di sosta abusive gestite direttamente da loro, incassando così i proventi. Le indagini sono scattate a seguito della denuncia presentata dalla vittima. In particolare, il 23 ottobre 2022, uno degli aggressori avrebbe puntato una pistola contro l’anziano dopo che quest’ultimo aveva reagito a un’aggressione, durante la quale era stato colpito con il bastone che utilizzava per camminare.
La versione fornita dal 91enne ha trovato riscontro anche nelle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, che avrebbero confermato gli episodi denunciati. Con l’annullamento della condanna, il procedimento torna dunque in fase di appello, dove sarà rivalutato alla luce delle indicazioni fornite dalla Corte di Cassazione.


