Tre società con sede nelle province di Napoli e Caserta, impegnate nella raccolta dei rifiuti urbani in 14 comuni della Campania, sono state sottoposte a sequestro preventivo nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Il provvedimento riguarda otto indagati, tra soci e amministratori delle imprese, e ha portato al sequestro di beni e patrimoni per oltre 7 milioni di euro, oltre al capitale sociale delle società, del valore nominale di 240mila euro.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Napoli, le tre aziende avrebbero reimpiegato beni e risorse provenienti da un’altra impresa nella quale erano confluiti capitali riconducibili al clan dei Casalesi. Attraverso una serie di operazioni societarie ritenute fittizie, sarebbero stati trasferiti alle tre imprese appalti pubblici per un valore complessivo di circa 75 milioni di euro.
L’inchiesta e il trasferimento degli appalti
L’indagine, condotta dai finanzieri della Compagnia di Ischia, rappresenta lo sviluppo di un precedente provvedimento disposto nel marzo scorso dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda. In quell’occasione erano state sequestrate le quote di una società ritenuta un veicolo per il reimpiego di proventi delle attività della criminalità organizzata.
Gli approfondimenti successivi avrebbero consentito di ricostruire i flussi finanziari delle risorse di presunta provenienza criminale immesse nell’economia legale e di individuare un progressivo svuotamento del patrimonio dell’azienda già colpita dal sequestro.
Secondo gli investigatori, attraverso fittizi conferimenti di rami d’azienda e il ricorso a prestanome, la struttura societaria sarebbe stata sostanzialmente trasferita nelle tre imprese oggi destinatarie del provvedimento. Un’operazione che avrebbe permesso di proseguire l’attività di raccolta dei rifiuti per conto degli enti locali, distribuendo tra le società appalti dal valore complessivo di circa 75 milioni di euro.
Il sequestro e l’amministrazione giudiziaria
Per evitare un’ulteriore dispersione del patrimonio e impedire, secondo l’ipotesi investigativa, la prosecuzione delle attività illecite, la Procura di Napoli ha disposto un sequestro preventivo d’urgenza, eseguito dalla Guardia di finanza il 12 ottobre.
I militari hanno sottratto alla disponibilità degli amministratori beni e patrimoni societari per oltre 7 milioni di euro e sequestrato il capitale sociale delle tre aziende, pari nominalmente a 240mila euro. Le imprese sono state immediatamente affidate all’amministratore giudiziario nominato dalla Procura.
Il 23 ottobre il gip del Tribunale di Napoli ha convalidato il sequestro disposto dalla Procura, emettendo un proprio decreto di sequestro preventivo sugli stessi beni.

