HomeCronacaCronaca localeScovata la banca 'fantasma' della camorra, giro d'affari da 100 milioni

Scovata la banca ‘fantasma’ della camorra, giro d’affari da 100 milioni

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La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze – Direzione Distrettuale Antimafia ha delegato agli investigatori del Servizio Centrale Operative della Polizia di Stato e della Squadra Mobile di Prato, che hanno svolto un’articolata e complessa attività d’ indagine, l’esecuzione di plurimi provvedimenti cautelari, sia di natura personale che reale, unitamente a decreti di perquisizione personale, locale ed informatica in corso di esecuzione oltre che sul territorio nazionale anche all’estero, con la collaborazione di autorità straniere, agevolata dall’intermediazione e dal coordinamento assicurato da Eurojust.

Indagate 41 persone

L’ordinanza cautelare personale e stata emessa dal G.I.P. del Tribunale di Firenze nei confronti di 41 soggetti, di nazionalità italiana, cinese ed albanese, a carico dei quali, a vario titolo, sono stati ritenuti integrati gravi indizi di colpevolezza in relazione a tre strutture associative: un’associazione per delinquere aggravata ai sensi dell’articolo 416 bis. I c.p. (agevolazione di sodalizio di tipo mafioso) e dalla transnazionalità, finalizzata al riciclaggio, al reimpiego di capitali provento illecito di attività di commercio di droga, all’abusiva attività bancaria ai sensi del T.U.B.; un’associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti ex art.74 D.P.R. 309/90; ed infine, un’associazione per delinquere finalizzata a favorire l’ingresso illegale nel nostro Paese di cittadini cinesi.

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Gli arresti

Le misure cautelari personali hanno avuto ad oggetto 17 ordini di custodia cautelare in carcere, 16 arresti domiciliari, 8 obblighi di presentazione alla P.G. e sono state eseguite nei confronti di indagati dislocati sull’intero territorio nazionale, in prevalenza in Toscana, nelle province di Prato, Pistoia e Pisa, ma anche in vari paesi esteri, in particolare in Spagna. Il provvedimento cautelare reale, costituito da decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente, e stato emesso per un valore superiore ai 60 milioni di euro complessivi, nei confronti di 27 indagati.

Circolo internazionale di denaro

L’attività d’ indagine, diretta e coordinata dalla Procura distrettuale di Firenze, che ha richiesto le misure cautelari, ha consentito nel tempo di disvelare l’esistenza di un gruppo organizzato, facente capo ad un cittadino cinese radicato da alcuni anni a Prato, che ha operato almeno a far data dall’anno 2021, secondo schemi seriali e con dislocazioni organizzative in varie località, situate sia sul territorio nazionale che in diversi paesi europei – fra cui Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Belgio e Olanda -, al fine di assicurare a plurime organizzazioni criminali, in particolare albanesi, operanti nel centro e nord Italia, dedite al commercio illecito di sostanze stupefacenti, nonchè, ad organizzazioni qualificate di stampo mafioso, operanti in Campania, Calabria e Puglia, a loro volta operanti nel traffico degli stupefacenti su scala sovranazionale, di effettuare pagamenti internazionali delle partite del narcotico commercializzato senza necessità di ricorrere ad alcuna movimentazione fisica del denaro e, pertanto, senza alcuna tracciabilità dello stesso, cosi assicurando l’anonimato dei pagamenti e la non immediata riconducibilità degli stessi agli acquirenti.

La banca illegale dei clan

L’ipotesi sin qui recepita dal provvedimento cautelare consente di fotografare l’esistenza di una vera e propria “banca” illegale, operante con base logistica a Prato, a servizio anche delle predette organizzazioni criminali. Le indagini, infatti, hanno disvelato le modalità con cui sarebbero stati effettuati i pagamenti all’estero della sostanza stupefacente per conto dei “clienti” del gruppo associato, che ha agito come vera e propria “banca”.

Le movimentazioni del denaro sono avvenute attraverso modalità operative assimilabili al sistema di pagamento di tradizione islamica, denominato “hawala”, noto anche in Cina con la variante “chop” – “shop”, che permettono a un soggetto che intenda trasferire una somma di denaro a un altro soggetto che si trova in un altro Paese di consegnare la somma a un intermediario (ed. “hawaladar”), il quale, tramite un proprio referente presente nel paese del beneficiario, da ordine di procedere al pagamento della corrispondente somma di denaro, trattenendo una percentuale di commissione.

Il trasferimento del denaro

Trattasi di meccanismo che consente di trasferire “virtualmente” il denaro, senza trasportare la somma dal mittente al destinatario, da un paese all’altro. Per tale attività illecita, il principale indagato risulta essersi avvalso di una vasta schiera di collaboratori, dislocati stabilmente anche nei predetti paesi europei, ponendosi come vero e proprio anello di congiunzione tra la criminalità italiana, o la criminalità straniera albanese operante in Italia – interessata al trasferimento in altri paesi europei del denaro funzionale al pagamento del prezzo relativo alla compravendita di sostanze stupefacenti – e alcuni referenti (“collettori”) degli interessi illeciti della comunità imprenditoriale cinese operante a Prato, dedite alla consumazione di reati in materia tributaria legati all’evasione fiscale o, comunque, caratterizzati da un movente economico.

Elevata professionalità

Il fenomeno criminale che le indagini hanno evidenziato si e presentato vasto e, al contempo, ha denotato l’elevata professionalità e pericolosità dell’organizzazione criminale: nel corso delle indagini la movimentazione di somme di denaro connesse al narcotraffico internazionale e ai reati fiscali perpetrati da cittadini cinesi e apparsa stimabile in circa 80/100 milioni di euro annui, per almeno tre anni di esercizio criminale. Le complesse indagini hanno consentito di ricostruire sia il sistema operativo della “banca” illegale, che di individuare la clientela del gruppo criminale. L’organizzazione risulta aver assicurato un servizio, da un lato, di pagamenti di partite di narcotico e, dall’altro, di transazioni a nero di merce tra aziende cinesi.

Difatti, l’organizzazione investigata, ricevuto l’incarico di provvedere al trasferimento del denaro a titolo di pagamento del narcotico, risulta aver organizzato una fitta rete di raccolta del denaro “a domicilio”, mediante l’invio di collaboratori-corrieri che hanno viaggiato su tratte sia nazionali che estere, recandosi a incontrare referenti di varie organizzazioni criminali, sia di stampo mafioso che albanesi, dedite al traffico di stupefacenti, al fine di ritirare da questi ingenti somme di denaro contante che, occultate nelle autovetture dei corrieri – preventivamente preparate e dotate di doppio fondo – venivano trasportate a Prato.

I collettori dei contanti

Qui il contante veniva consegnato, per mezzo dei “collettori” cinesi, all’imprenditore del pronto moda loro connazionale, quale corrispettivo della fornitura dei capi d’abbigliamento all’omologa attività sedente (prevalentemente) in Spagna. In Spagna (ma anche Francia e Portogallo) il denaro veniva raccolto dai corrieri della cellula spagnola dell’organizzazione presso i pronta moda a gestione cinese stanziati in poli commerciali di varie città spagnole (Madrid, Siviglia, Malaga, Valencia). Ricevuto il denaro, il corriere dell’organizzazione provvedeva alla consegna del contante al narcotrafficante del posto, come pagamento della partita di droga destinata all’organizzazione albanese o italiana di stampo mafioso dedita al narcotraffico sedente in Italia.

In tal modo, I ‘associazione per delinquere con sede a Prato risulta, a stregua delle indagini in atti, aver operato come “banca” illegale, mediante ii ricorso al sistema di pagamento denominato “Hawala”, o anche “Chop-Shop” detto FEI-Ch’ien (moneta volante), garantendo per anni il pagamento di ingenti quantitativi di narcotico proveniente dalla Spagna e Olanda, abbattendo il rischio che il denaro contante potesse essere intercettato dalle forze dell’ordine nel viaggio dall’ltalia verso i paesi fornitori del narcotico e cosi agevolando l’operatività di plurimi gruppi associati qualificati, sia italiani che albanesi.

Rapporti con l’Albania

Lo schema operativo che ha alimentato il sistema illecito della “banca” illegale costituta a Prato, ha fatto emergere nel tempo strette relazioni d’affari fra il vertice dell’organizzazione e soggetti di nazionalità albanese, spesso gravati da precedenti per reati inerenti al traffico di sostanze stupefacenti, che hanno ricoperto un ruolo di riferimento stabile nell’associazione, facilitando i rapporti con le organizzazioni criminali albanesi e italiane, anche di tipo mafioso, dedite al narcotraffico, interessate come clienti al “servizio di pagamento”. I predetti hanno di fatto operato per mesi con funzione di broker internazionali del narcotraffico, garantendo e favorendo le transazioni legate alla compravendita delle sostanze stupefacenti da un paese all’altro.

I rapporti con i clan

In tale contesto si inserisce l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, ritenuta allo stato fondata nel provvedimento cautelare del giudice, per avere agito l’associazione per delinquere, la cosiddetta “banca” illegale, al fine di agevolare l’attività di organizzazioni di stampo mafioso e, in particolare, il “Clan Briganti”, operante in Lecce, frangia dell’organizzazione mafiosa denominata Sacra Corona Unita, la ‘ndrina Fiare/Razionale/Gasparro, locale di San Gregorio d’Ippona (VV) e il campano clan Aquino-Annunziata. Fra le organizzazioni albanesi entrate in contatto diretto con la “banca” illegale in funzione di cliente interessato all’acquisito di sostanza stupefacente in Spagna, è emersa la figura di un indagato albanese operante in Toscana: l’analisi investigativa delle relazioni interpersonali e delle attività di commercio illecito gestite dal predetto ha poi consentito di evidenziare un’autonoma struttura associativa dedita al narcotraffico operante proprio in Toscana raggiunta, come detto in precedenza, da autonomo titolo cautelare per l’ipotesi di cui all’art. 74 d.p.r. 309/1990.

Il sistema dei migranti

Nel corso dell’indagine è emerso, inoltre, che una parte del gruppo dei cittadini cinesi, già associati nel contesto della “banca” illegale, hanno in parallelo gestito anche una distinta attività illecita, in particolare organizzando l’ingresso nel territorio dello Stato italiano di cittadini cinesi dalla Cina, dopo averli fatti giungere per la prima volta in Serbia, paese europeo non appartenente all’area Schengen, che allo stato non richiede il rilascio di visto di ingresso per cittadini cinesi.

Una volta giunti a Belgrado, gli immigrati cinesi venivano accolti presso strutture ricettive a gestione cinese, per poi essere trasportati sempre dall’associazione su autovetture dalla Serbia in Ungheria, costretti anche ad attraversare alcuni tratti di montagna a piedi, cosi consentendo il loro ingresso nell’area Schengen e, infine, recuperati i migranti in Ungheria, gli stessi venivano condotti in Italia attraverso la Slovenia, con destinazioni finali a Prato, Torino e Somma Campagna . Il sistema illegale, attuato con spregiudicatezza, poichè i migranti erano talvolta esposti a elevato pericolo per la loro incolumità, consentiva di lucrare per ogni singolo migrante la somma di 9500,00 euro. I provvedimenti eseguiti sono misure cautelari personali e reali disposte in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari di essi sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

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