Sparizione di Giuseppe Granata, s’indaga nel mondo dello spaccio: i frattesi ‘sotto’ gli arzanesi

Si indaga nel mondo dello spaccio per ricostruire le dinamiche che hanno portato alla scomparsa di Giuseppe Granata, detto Pierino ‘o pazzo, scomparso da Frattamaggiore dallo scorso 3 settembre. Granata nel passato si è occupato di droga, così come quel Ferdinando Fenicia, anche lui frattese, ucciso nel febbraio 2019 e trovato morto ad Orta di Atella. Gli equilibri criminali nell’area a nord di Napoli sembrano essere saltati. Il clan Pezzella, che ha fatto fuori quello che restava dei Cennamo e dei Moccia, ha preso il predominio nell’area di Fratta e Cardito ma in base ad accordi criminali si occuperebbe solo di estorsioni lasciando spazio al gruppo della 167 di Arzano dei Cristiano il business dello spaccio. Questi ultimi pagherebbero una quota ogni mese ai Pezzella per vendere lo stupefacente nelle loro zone. Fenicia, come Granata, faceva parte della vecchia guardia che si occupava dello spaccio. I due potrebbero essere entrati in contrasto con il clan che ora si occupa dello spaccio.

L’omicidio di Ferdinando Fenicia

 

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Ferdinando Fenicia sarebbe stato attirato in una trappola da persone che ben conosceva. L’uomo sarebbe stato ucciso come lo zio Francesco detto Formaggino, quest’ultimo sarebbe stato colpito a morte dal clan Moccia.

Ferdinando Fenicia potrebbe essere stato attìrato in una trappola dai suoi assassini. L’auto è stata rìtrovata in fiamme a pochi metri dal cadavere del 37enne, all’uscita Caivano della superstrada Ss7bis, nel territorio di Orta di Atella. La Fiat 500 L di colore bianco è sttata data alle fiamme per eliminare ogni prova e questo aspetto farebbe pensare che il killer sia entrato a stretto contatto con Fenicia.

Le modalità di esecuzione sono prettamente camorristiche, anche se il nome di Fenicia non risulta collegato ad alcun clan. Nel passato del 37enne i precedenti sono tutti legati alla droga. Nel luglio del 2005 Fenicia finì in manette insieme ad altre 16 persone nell’ambito dell’operazione denominata “terra bruciata”. La banda, che aveva ramificazioni a Qualiano, Calvizzano e Mugnano, nascondeva la droga nelle casse da morto e nei carri funebri, per eludere i controlli e portare i carichi dalla Spagna sino a Napoli. Da qui gli stupefacenti – eroina, hashish, marijuana ed ecstasy – venivano rivenduti in Molise, in Umbria e in Calabria a costi triplicati.

IL RITROVAMENTO DEL CADAVERE

A far propendere per questa ipotesi è il ritrovamento nelle vicinanze del cadavere della vettura di Fenicia. La Fiat 550 L di colore bianco è stata data alle fiamme all’uscita Caivano della superstrada SS7bis, nel territorio di Orta di Atella. Le ragioni del rogo potrebbero essere ben chiare.

Il killer (o i killer) erano entrati a stretto contatto con l’auto di Fenicia. Non è escluso, infatti, che il sicario abbia potuto sedere nell’auto del grumese. O che in quella stessa auto ci fosse stata la persone che avrebbe attirato in trappola Fenicia.