La nuova guerra flegrea. Quella che ha caratterizzato gli ultimi sei anni. La guerra per il controllo su Fuorigrotta, quella combattuta tra i Troncone e gli Iadonisi con l’appendice degli alleati di quest’ultimi. Un conflitto di mala che va scandagliato e analizzato per comprendere e capire gli assetti, gli equilibri, gli interessi di altri gruppi su una grande fetta di Napoli criminale, ambita dai diversi gruppi che popolano la galassia camorristica locale. Lo scontro tra i Troncone (gruppo di via Caio Duilio) e gli Iadonisi (che hanno la propria roccaforte nel rione Lauro) è scoppiata per il no di Vitale Troncone all’entrata sulla scena criminale di Fuorigrotta di gruppi non autoctoni. La ‘scelta’ autarchica del boss è quella che ha innescato la violenza. E’ la fine del 2019 quando Massimiliano Esposito, boss dell’omonimo gruppo di Bagnoli, inizia la sua ‘scalata’ a Fuorigrotta. Fatto questo che non può piacere ai ‘locali’ con gli Iadonisi inizialmente contro l’avanzata dei bagnolesi e la ‘richiesta di aiuto’ avanzata al boss di via Caio Duilio da sempre fautore della linea ‘Fuorigrotta a quelli di Fuorigrotta’.
L’asse Sorianiello-Iadonisi e la pace con gli Esposito: i Troncone rimasti da soli a Fuorigrotta
Troncone, secondo indiscrezioni filtrate in ambienti investigativi, non avrebbe preso sul serio quelle richieste ma anzi avrebbe risposto picche ribadendo che solo con l’avanzata degli Esposito ci si era resi conto del pericolo, allarme lanciato già anni prima dallo stesso Troncone. Sarebbe questo diniego a determinare l’incrinarsi dei rapporti tra i clan di Fuorigrotta con i Baratto-Volpe a mediare. Iadonisi, forte dell’alleanza con i Sorianiello della zona ’99’ del Rione Traiano, sarebbe dunque entrato in attrito con i Troncone riuscendo poi a siglare una ‘pax camorristica’ con gli Esposito fortemente ridimensionati nel frattempo dall’arresto dello stesso ‘scognato (Massimiliano Esposito ndr) e dal pentimento di Youssuf Aboumuslim. Pace testimoniata da due particolari: Salvatore Capone, storico guardaspalle degli Iadonisi, era l’uomo che teneva i contatti tra Massimiliano Esposito e i vaari gruppi quando questi era latitante. L’altro elemento da considerare è che al Rione Lauro vive attualmente una persona imparentata direttamente con lo stesso Esposito. La mediazione tra gli Iadonisi e gli Esposito sarebbe avvenuta grazie agli stessi Sorianiello che, come contropartita, avrebbero ottenuto dai bagnolesi una copertura per nascondere le proprie armi. Arsenale scoperto poi presso un commerciante di Bagnoli qualche mese fa. Una ricostruzione che spiegherebbe dunque la rinnovata vicinanza tra i due gruppi con il conseguente isolamento dei Troncone entrati in rottura anche con i Baratto-Volpe cui gli altri gruppi hanno sempre pagato una quota.
La scia di sangue a Fuorigrotta
Isolamento che sarebbe stato foriero di risentimenti e di botta e risposta armati. Prova ne sono le diverse stese avvenute sia nei pressi di via Caio Duilio, roccaforte dei Troncone, che nella stessa ’99’ di via Catone, da sempre feudo dei Sorianiello. Da lì agli omicidi il passo è breve. C’è infatti un filo rosso che unisce l’omicidio di Gaetano Mercurio, guardaspalle dello stesso Vitale Troncone, quello di Antonio Volpe e quello di Andrea Merolla, nipote dello stesso boss di via Caio Duilio. Delitti che precedono in ordine cronologico quello di Salvatore Capone, ucciso proprio al rione Lauro. Si è trattato in due casi su tre, e di questo gli inquirenti ne sono sicuri, di un attacco diretto ai Troncone nonchè di una possibile ‘risposta’ all’omicidio di Volpe ucciso nel marzo scorso. Oltre a questo basti considerare un altro episodio che potrebbe svelare il ‘legame’ tra i primi due delitti e cioè il fatto che la pistola utilizzata dai killer per uccidere Volpe in via Leopardi fu rinvenuta qualche giorno dopo dagli uomini del commissariato San Paolo in via Brigata Bologna (leggi qui l’articolo), strada che ricade nel’area dove è forte la presenza proprio dei Troncone. Gli agenti in quella occasione sequestrarono una pistola Walther P38 calibro 9 con matricola abrasa e priva di caricatore. Dopo l’omicidio Volpe avvenuto a marzo 2021 le violenze riprendono con il pestaggio ad agosto di Salvatore Garofalo, cognato di Cosmo ‘Mino’ Iadonisi ad opera di Vitale e Giuseppe Troncone, Andrea Merolla (poi deceduto) e Emanuele De Pasquale, divenuto nei mesi scorsi collaboratore di giustizia (vicenda in relazione alla quale si sta celebrando il processo dinanzi al Tribunale di Napoli, 5ª Sezione Collegiale B, nei confronti di Vitale Troncone e Giuseppe Troncone, mentre De Pasquale è stato condannato a seguito di rito abbreviato) per problematiche connesse all’attività di parcheggiatore abusivo in aree adiacenti il Rione Lauro. Ad ottobre lo stesso Garofalo verrà poi arrestato dalla squadra mobile per porto abusivo di pistola con matricola abrasa calibro 7,65, munita di caricatore fornito di 5 colpi. I pestaggi però continuano e a fine ottobre 2021 un altro affiliato agli Iadonisi verrà picchiato in strada.
L’omicidio di Andrea Merolla
Il punto di non ritorno è però costituito dall’omicidio di Andrea Merolla, nipote diretto del boss Vitale Troncone (figlio della sorella della moglie) avvenuto il primo novembre del 2021. E’ quello il delitto che certifica l’alleanza conclusasi, alle spalle degli stessi Troncone, dagli Iadonisi e dagli Esposito di Bagnoli. A svelare i particolari di quel delitto il collaboratore di giustizia Michele Ortone, ras in erba della mala di Pianura conosciuto come ‘o biondo che ha ammesso di essere l’esecutore materiale dell’agguato avvenuto in via Caio Duilio nel 2021. Le sue rivelazioni vanno oltre la semplice ammissione di colpa, coinvolgendo i vertici del clan Esposito di Bagnoli e in particolare Cristian Esposito, primogenito del boss Massimiliano ‘o scognat. In un memoriale ‘o biondo ha ricordato i particolari di quella sera tirando in ballo proprio il gruppo di Bagnoli: “Il giorno in cui mi è stato chiesto da Cristian Esposito di sparare ai Troncone era di pomeriggio. Eravamo io, Salvatore Capone e Cristian Marmoreo e ad un certo punto arriva una videochiamata di Cristian, mi chiese di andare a Fuorigrotta per vedere di acchiappare qualcuno dei Troncone e in particolare Giuseppe. Mi disse inoltre che se non avessi acchiappato nessuno di sparare nella saracinesca del bar (bar Troncone)”. Quel delitto fu ‘in diretta’ nel senso più compiuto del termine visto che lo stesso Ortone inquadrò in videochiamata l’obiettivo: ”Scesi da via Consalvo e vidi una moto che mi passava davanti. In quel momento mi arrivò una videochiamata di Cristian e girai la video per fargliela vedere. Appena mi vide salì con la moto sul marciapiede della pompa e iniziai a sparare due colpi perché Cristian in video mi disse che era lui. Io vidi solo uno robusto con un casco e una visiera scura. Il giorno dopo venne Matilde Nappi e mi disse che dovevo stare tranquillo perché anche Merolla era armato e mi poteva sparare. Per l’omicidio, Maria Nappi ci regalò una collana d’oro che ho portato in pegno in un centro”, ha rivelato Ortone agli inquirenti ai quali ha fornito anche un disegno del tragitto percorso da Merolla.
Il tentato omicidio di Vitale Troncone
In questa fase i Troncone sembrano all’angolo e addirittura il 23 dicembre vi è il tentato omicidio di Vitale Troncone proprio di fronte al bar di famiglia. Poche ore dopo, per evitare vendette, le forze dell’ordine arrestarono Giuseppe Troncone, il figlio del boss e colui che, secondo le informative, si era posto a capo del braccio militare del gruppo. A confermarlo lo stesso ‘rampollo’ in un’intercettazione in carcere. Secondo il suo ragionamento, infatti, la prassi degli inquirenti era stat quella di bloccare preventivamente chi intendeva iniziare un’escalation di violenza nei quartieri di Napoli. A supporto della sua tesi, c’è il chiaro riferimento al suo arresto, avvenuto poche ore dopo che un commando armato aveva tentato di uccidere il suo familiare in un agguato: “Ma perché P., perché a me come fecero? Spararono a mio padre e a me mi arrestarono la sera. Così vedi… spararono mio padre e mi arrestano la sera. Subito fanno...». Ma la vendetta arriva con l’omicidio di Salvatore Capone, il ‘collante’ tra i bagnolesi e gli Iadonisi e l’omicidio di Enrico Marmoreo ‘Enrichetto’ all’esterno dello stadio Maradona nell’aprile del 2022: gli inquirenti ipotizzano che quest’ultimo possa avere avuto un ruolo nel tentato omicidio di Vitale Troncone. Una fase poi conclusasi con il ferimento di Gennaro Iadonisi alla fine del 2023: secondo alcune informative gli autori dell’azione di fuoco sarebbero stati soggetti appartenenti al clan Troncone, e che l’agguato sarebbe scaturito a seguito di un pestaggio avvenuto nel carcere di Poggioreale ai danni di Emanuele De Pasquale, organico ai Troncone (e futuro collaboratore di giustizia) ad opera di soggetti vicini al gruppo del rione Lauro.


