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UNICO 2005, I FONDI COMUNITARI E GLI STREGONI DELL’EUROPA
Il commento. La settimana economica ai raggi X

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La settimana economica che ci siamo lasciati alle spalle è iniziata con il grande successo di immagine per l’Italia dell’operazione UniCredit ed è terminata con il fallimento del vertice europeo sul bilancio 2007-2013. Intanto lunedì 20 è l’ultimo giorno per chi deve versare il saldo 2004 e la prima rata dell’acconto 2005 della dichiarazione dei redditi di Unico 2005. In ogni caso, si potrà rinviare il pagamento di un mese con la sola maggiorazione dello 0,4%. Tanto più, che il 30 giugno scade il termine per il pagamento della prima rata dell’Ici. In settimana si è registrata, ancora, la profonda delusione degli imprenditori per il rinvio della manovra Irap al 2006.
L’euro continua la sua corsa la ribasso. La nostra moneta ha iniziato a perdere valore rispetto al dollaro da quando sono aumentate le incertezze politiche sull’Europa e la crescita economica si è indebolita. Gli Stati Uniti, ancora in difficoltà a causa dei deficit gemelli, sono comunque favoriti da una maggiore crescita economica e da tassi di interesse in aumento. C’è molta meno fiducia in Europa e, di conseguenza, in Italia, ma l’euro debole aiuta in questo momento le nostre esportazioni verso i paesi extra-Ue.
L’Istat ha registrato in aprile un balzo a sorpresa della produzione industriale. Questo risultato, che sembra solo un rimbalzo tecnico e che l’Isae – l’istituto di studi congiunturali del governo – invita a raccogliere con prudenza, appare certamente troppo debole e insufficiente a invertire la tendenza in atto.
Possiamo gioire della mega fusione bancaria tra UniCredit e Hvb che crea la nona banca più grande d’Europa dimostrando che l’Italia ha ancora qualche carta grossa da giocarsi?
Forse sì e forse no. Sì perché è un buon colpo per chi vuole rafforzare la posizione economica e finanziaria dell’Italia in Europa, no perché rappresenta esclusivamente il successo di una parte sola dell’Italia, il Nord, della parte del paese più ricca e produttiva dove realmente è concentrato il campo di azione di UniCredit.
Il Sud Italia in questo momento è impegnato da un’altra parte, è teso verso Bruxelles, e non per fondere qualche sua banca (sic!) o qualche sua impresa con un’altra banca o un’altra impresa europea, ma perché sta cercando di tenersi ben stretti i fondi europei, quei fondi che fino ad oggi non hanno ancora favorito lo sviluppo per cui sono stati creati e che sono alla base del fallimento del vertice europeo sul bilancio comunitario 2007-2013. Insomma, tra Blair che cerca di ridurre il proprio contributo al bilancio Ue, Chirac che difende a tutti i costi i sussidi europei all’agricoltura francese, l’Italia che non vuole perdere nemmeno un euro sui propri fondi e i nuovi paesi che aspirano a una fetta consistente della torta, c’è qualcuno che aspetta solo la morte dell’Europa. Per fortuna, c’è anche qualcuno che non si arrende e che continua a sperare in un futuro migliore per l’Italia e l’Europa, sono gli economisti, i tecnici tanto odiati dalla politica. Sono 143, infatti, gli economisti che hanno sottoscritto il documento del Sole 24-Ore perché l’Italia presenti una politica economica basata sul rigore, sulla concorrenza e sugli investimenti contro il lassismo fiscale che rischia di diventare uno sport nazionale a danno di tutti e contro tutti.

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