HomeCronacaCATTURATO L'ULTIMO CAPO DEGLI SCISSIONISTIIl boss Giacomo Migliaccio si nascondeva a Villaricca

CATTURATO L’ULTIMO CAPO DEGLI SCISSIONISTI
Il boss Giacomo Migliaccio si nascondeva a Villaricca

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VILLARICCA. E’ considerato uno degli esponenti di primo piano degli scissionisti, la cosca protagonista della faida contro il clan Di Lauro alla quale sono attribuiti decine di omicidi. Giacomo Migliaccio, 46 anni, è stato catturato giovedì dai carabinieri in una villetta al Parco Italia di Villaricca. I militari hanno fatto irruzione nell’edificio di due piani dove hanno sorpreso anche il proprietario, Salvatore Balzano, un commerciante incensurato di prodotti caseari, ed il figlio ventenne di quest’ultimo, Luigi, entrambi arrestati per favoreggiamento. Migliaccio era latitante dal 7 dicembre scorso quando scattò il blitz di carabinieri e polizia contro le organizzazioni coinvolte nella faida. Il pm della Dda di Napoli Giovanni Corona ha emesso nei suoi confronti un nuovo provvedimento di fermo in sostituzione di quello emesso a dicembre, quando il pregiudicato si era reso irreperibile. Il boss è accusato di associazione camorristica finalizzata agli omicidi, allo spaccio di droga, e alla detenzione illegale di armi. Soprannominato “Giacomino ‘a Femmenella”, Migliaccio era stato capozona a Mugnano del clan capeggiato da Salvatore Di Girolamo. Successivamente era entrato nelle fila del clan Di Lauro, dal quale si era allontanato diventando uno dei promotori del gruppo degli Scissionisti. Gli inquirenti hanno accertato che il boss aveva nell’organizzazione il ruolo di narcotrafficante a livello internazionale, mantenendo i contatti con i più importanti “cartelli” del mondo. Fonti investigative lo definiscono luogotenente di Lello Amato, catturatoa gennaio in Spagna. Per individuare il suo nascondiglio, i carabinieri della compagnia di Giugliano (diretti dal capitano Gianluca Trombetti) e di Castello di Cisterna (diretti dal maggiore Fabio Cagnazzo) si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche. La cattura di Migliaccio – ha commentato il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu – è l’ennesima conferma della continuità e dell’efficacia con cui le forze dell’ordine stanno sviluppando il piano straordinario varato dal governo alcuni mesi addietro per contrastare e reprimere il crimine organizzato e l’illegalità diffusa nell’area napoletana. Soddisfazione anche negli ambienti della procura di Napoli per il risultato ottenuto dai carabinieri. “L’arresto di Migliaccio – ha sottolineato il procuratore Giovandomenico Lepore – rappresenta un’ulteriore conferma delle capacità investigative dei carabinieri e dell’ottima intesa esistente tra la Procura e gli investigatori che ha permesso di raggiungere, oggi come in passato, importanti successi sul fronte della lotta alla camorra e all’illegalità diffusa”. “In questo solco – osserva Lepore – si pone l’arresto di Migliaccio che con Marco Di Lauro, figlio del boss Paolo, era rimasto l’unico indagato libero coinvolto nell’operazione del 7 dicembre scorso, che pose freno alla cruenta faida in atto tra il clan Di Lauro e il clan degli scissionisti”.





IL PROFILO

“Un boss freddo e spietato”




Mugnano.
“Non fatevi ingannare dal soprannome, Migliaccio è un boss freddo e spietato”. Così raccontano gli investigatori che hanno seguito l’arresto del boss di Mugnano, quel “Giacomino ‘a Femmenella” catturato ieri. “Lo chiamano così perché sarebbe bisessuale – raccontano i bene informati -. E questo nonostante abbia due figli”. Migliaccio, dicono gli inquirenti, è stato un punto di riferimento per gli scissionisti del clan Di Lauro. Quel clan a cui, pure lui, era stato legato. L’ascesa al potere del boss iniziò nel ‘91 Alla fine di quell’anno, l’inizio della collaborazione di giustizia di Baldassarre Ruocco, nipote del capo dell’omonimo clan, Antonio, permise agli inquirenti di assestare un pesante colpo alla criminalità organizzata di Mugnano, segnando la definitiva uscita di scena dei Ruocco (rivali dei Di Girolamo). Per polizia e carabinieri, a gestire le attività illecite per conto dei Licciardi fu proprio Migliaccio, assieme al boss Salvatore Di Girolamo. Dopo l’arresto di Migliaccio, ad opera dei carabinieri, il testimone passò a Gennaro Amitrano, alias “il professore”. Il 17 ottobre del 1998, nelle campagne di Calvizzano veniva ritrovato il cadavere carbonizzato di quest’ultimo, ucciso con due colpi alla testa. Poi Migliaccio uscì di galera. Qualche anno ancora e poi scoppiò la faida.


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