HomeVarieDEMANIO MARITTIMO, MANCANO LE REGOLAProfessione turismo, gli operatori balneari

DEMANIO MARITTIMO, MANCANO LE REGOLA
Professione turismo, gli operatori balneari

PUBBLICITÀ


NAPOLI. La gestione del demanio marittimo in Campania non è omogenea. Questo il dato più chiaro che emerge dagli articoli apparsi nelle ultime settimane sul Denaro dedicati al rapporto tra istituzioni e operatori balneari. Con il passaggio della delega ai Comuni questi ultimi hanno dovuto creare nuovi uffici e nuove competenze e districarsi in un complesso sistema legislativo. Con risultati diversi da paese a paese. Dall’altra gli operatori del mare manifestano un disagio legato a problemi con le concessioni e l’organizzazione. Una questione che si spera risolta al più presto anche con i giusti strumenti legislativi regionali e comunali.
***




Il mare come industria in pieno sviluppo. Questo l’auspicio degli operatori balneari campani. L’industria del mare come volano per il rilancio del territorio. Su questo puntano le politiche degli enti locali. Non c’è dubbio che l’intento comune è l’utilizzo del mare come risorsa, ma non mancano difficoltà . Di fatto con il passaggio della gestione del demanio marittimo dalla Capitaneria di Porto ai Comuni si vive un momento di scompenso sia nei termini di velocità e chiarezza nelle concessioni, che nel convivere con un’assenza normativa, conseguente alla mancata formulazione del Pua, il piano di urbanizzazione degli arenili. Questo documento comunale rappresenterà un tassello importante per la gestione del demanio marittimo, in maniera coerente con le direttive regionali al momento assenti. In realtà sulla necessità di un piano regionale insistono i sindacati dei balneari: il Puad, piano di utilizzo delle aree demaniali, non il Pua comunale, viene visto come il punto di partenza per poter creare ordine tra le situazioni comunali differenti proprio per il vuoto normativo regionale. Formulare prima dei piani comunale senza conoscere le linee guida regionali potrebbe creare delle incongruenze. Ciò ha come conseguenza immediata l’impossibilità di guardare al futuro nel proprio lavoro di operatori balneari. Se a Napoli è ancora la Capitaneria a dare direttive, in continuità e coerenza con il sistema precedente, diversa è la situazione nelle altre città costiere. La circostanza paradossale si ha nel litorale Domizio dove stabilimenti balneari, occupanti suolo di comuni diversi, sono sottoposti a normative diverse. L’esigenza è di una linea di promozione e di garanzia per tutto il territorio. Entro la prossima estate diversi comuni hanno annunciato la formulazione di un Pua: a Giugliano, dove per il momento sono state date concessioni provvisorie, a Castelvolturno, dove le concessioni date verranno poi adeguate con il nuovo pua, a Castellammare, a Bacoli. A Vico Equense, invece si attende il Puad regionale per parlare di Pua locale, ma c’è confusione per l’assenza di una continuità di governo del comune, ora commissariato. A Castellammare ci sono stati ritardi per le concessioni, con conseguenze timore di chiusura per gli operatori, ma la nuova amministrazione ha espresso la volontà non solo di creare normative chiare ma anche bonificare la zona di costa per il momento non balneabile. A Pozzuoli un Pua c’è e prevede che gli operatori del mare siano promotori di un’opera di riqualificazione ambientale.
A breve poi verranno date in concessione anche le altre zone del demanio con un bando approvato dalla giunta. Il punto è trovare degli equilibri tra sviluppo e rilancio del territorio, tra il ribadire che il demanio è proprietà di tutti e il valore aggiunto che può derivare dalla sua gestione da parte di privati. L’auspicio è che non passi ancora un’estate senza aggiungere tasselli di certezza normativa.



Ilaria Barbara Variano – IL DENARO

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ