HomeVarieRIMBALZI DEL PIL ESCALATE PAZZE, L'ECONOMIA ITALIANADOPO LE FERIESpunti di riflessione

RIMBALZI DEL PIL E
SCALATE PAZZE, L’ECONOMIA ITALIANA
DOPO LE FERIE
Spunti di riflessione

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INTERNAPOLI. Passate le ferie Augusti possiamo fare il punto della situazione economica raccogliendo dati, impressioni e commenti dal mese di agosto prima di ripartire di nuova lena per un anno di lavoro che si spera migliore e più profittevole. Nel mese del tempo pazzo, dei disastri aerei, dei grandi uragani americani o delle inondazioni europee, nel mese della crisi agricola e turistica per molte aree del Sud Italia, nel mese dell’ossessionante telenovela sulle scalate Antonveneta e Bnl e sulla traballante poltrona del governatore Fazio, l’intoccabile, nel mese appena trascorso, dunque, la congiuntura economica ha offerto alcuni risultati brillanti e per molti aspetti sorprendenti tanto da modificare le previsioni economiche e da sprigionare una ventata di ottimismo profetico se non fosse per l’incredibile e imperturbabile ascesa del prezzo del petrolio che rischia di bloccare nuovamente l’appena nata e quasi invisibile ripresina europea. Vediamo in successione i principali dati economici di agosto: si parte con l’aumento dell’indice Pmi, il clima di fiducia nelle aziende di Eurolandia a luglio, il continuo e progressivo miglioramento del mercato del lavoro in Giappone che si accosta alla forte ripresa dell’indice Nikkei della borsa di Tokyo, l’importante e significativo calo della disoccupazione in Europa nel mese di giugno, il boom occupazionale in Usa nel mese di luglio, il rimbalzo del pil italiano nel secondo trimestre dell’anno con il +0,7% contro il +0,3% dell’Europa. Eppure, nonostante tutto questo, il Fmi ha di nuovo abbassato le previsioni di crescita del pil europeo nel 2005 portandole dall’1,6 all’1,3%, l’agenzia di rating internazionale S&P’s ha espresso una severa bocciatura della situazione economica e politica dell’Italia, l’Istat ha stimato un calo della produzione industriale a giugno con un –14% per il settore delle calzature, e l’inflazione italiana è salita a luglio portandosi al 2,1% su base annua rispetto al precedente 1,8%. Sono dati sorpendenti ma fortemente contrastanti e incapaci di rivelare una precisa tendenza, soprattutto non sono in grado di annunciare alcun miglioramento della situazione economica complessiva e se il prezzo del petrolio non dovesse fermarsi sono anche capaci di indicare un forte peggioramento. Insomma, mentre l’America e l’Asia continuano a crescere e a svilupparsi con tutte le contraddizioni e i rischi del caso, l’Europa e l’Italia continuano a camminare con i freni tirati e a deludere ogni aspettativa economica. E l’Italia riuscirà a trasformare la sorpresa in un nuovo corso economico capace di forti incrementi di crescita associati a miglioramenti salariali e ad aumenti dei consumi? In fondo, è questo che vorrebbero le famiglie italiane, quelle che lavorano naturalmente e non quelle che vivono di rendite o di assitenzialismo. Del resto occorre avvertire queste ultime che i tempi si fanno sempre più neri, che la prolungata bassa crescita e l’impoverimento progressivo delle famiglie italiane spinge sempre più persone e gruppi a uscire allo scoperto e attaccare senza remore le loro posizioni di rentiers o di assistiti. È il caso di suggerire a questi ultimi di industriarsi e di imparare un lavoro vero.

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