Raffaele Nobile è accusato dalla DDA di Napoli di essere il capo del gruppo dei Panzaruttari, nonostante la sua detenzione nel carcere di Siracusa. Il 47enne avrebbe utilizzato un telefonino per comunicare con la compagna Francesca Cerbone che avrebbe fatto arrivare i suoi ordini ai figli Giuseppe e Antonio ‘Spiedino’, al nipote Antonio ‘Topolone’ e agli altri affiliati. Ci sono diverse sentenze che attestano la militanza del boss nel clan Moccia e soprattutto ci sono le parole del collaboratore di giustizia Michele Puzio. Infatti l’ex ‘senatore‘ della mala afragolese ha dichiarato di conoscere Nobile dal 2014 poiché avrebbe militato nel gruppo criminale di Nicola Luongo.
Nel corso delle conversazioni intercettate, svolte quasi tutte in videochiamata, con la compagna, il detenuto sarebbe stato informato degli assetti criminali di Afragola e delle attività criminali svolte dai Panzaruttari. Nobile sarebbe stato interpellato anche sulle strategie criminali e sulle azioni da compiere, soprattutto nei momenti di fibrillazione del gruppo sul territorio. Il capoclan dal carcere avrebbe detto al nipote Antonio ‘Topolone’, dopo l’arresto del figlio ‘Spiedino’, di non permettere a nessun altro di subentrare nel controllo del territorio: “Abbracciati a quanta più gente puoi, Antonio! Capisci? …I tuoi compagni, hai capito a zio?…Tra poco sto fuori pure io“.
Raffaele Nobile raccontato dai pentiti
Il 47enne è stato definito da Puzio come un “camorrista molto arrogante”, tendente all’ira anche durante gli atti estorsivi, inoltre è descritto come un estorsore che si sarebbe vantato della paura che riusciva a incutere alle vittime del racket. Per il pentito il padre di ‘Spiedino’ avrebbe avuto una tendenza “smargiassa” a spendere il nome dei Moccia, quando, abitualmente, il riferimento ai destinatari del pizzo era solitamente limitato alla frase “Mettiti a posto con gli amici di Casoria e di Afragola”.
La figura del boss è stata recentemente descritta anche dal neo pentito Carmine Polito, ex affiliato al clan Ullero di Cardito: “Raffaele Nobile era detenuto, faceva le videochiamate sul telefono di I., che in un’occasione venne a casa mia per farmi parlare in videochiamata con Nobile. Raffaele Nobile durante questa videochiamata mi chiese di fare da tramite con un imprenditore di nome E., che io conoscevo in quanto aveva rapporti con il clan Ullero, a cui aveva già pagato altre estorsioni. E. doveva realizzare dei lavori ad Afragola e pertanto Raffaele Nobile voleva imporgli il pagamento dell’estorsione. Prima dell’arresto del Nobile, fummo proprio io e I. a segnalare al Nobile questo grosso lavoro che doveva fare E. ad Afragola. Io avevo avuto rapporti con tale G., un operaio che lavorava con E. e che per conto di E. aveva versato a noi del clan Ullero somme di denaro a titolo di estorsione“.
Il nuovo pentito parla dei segreti dei clan di Afragola, Caivano e Cardito


