Da sinistra Carlo Lo Russo e Maria Licciardi

Aveva un piano preciso. Voleva liquidare tutti i Licciardi e liberarsi di un gruppo mai troppo benvisto dalle parti di Miano. Sono le ‘confessioni’ dell’ex boss, oggi collaboratore di giustizia Carlo Lo Russo, rese ai magistrati quando ha deciso di passare dalla parte dello Stato. E’ il 6 luglio del 2016, quando ‘Carlucciello’ racconta ai pm: «Con i Licciardi era solo una finta pace, non mi fidavo di loro e aspettavo solo il momento per ucciderli tutti». Il rancore nei confronti della Masseria emerge anche in riferimento ai fatti criminali di un altro quartiere, la Sanità, e dal disprezzo con cui Lo Russo parla dei Vastarella, storici alleati proprio dei Licciardi.

Le considerazioni di Lo Russo sui Vastarella

In un verbale del 12 luglio del 2016 Lo Russo spiega ai magistrati: «Peppe ed Ettore con cui parlo sono Ettore Bosti di Nunzio e Peppe è il cugino di Ettore o almeno così mi è stato presentato. Quando dico di dare un bacio ad Enzuccio mi riferisco a Vincenzo Tolomelli , che è la persona che unitamente ad Ettore Bosti di Patrizio mi aveva mandato Ettore e Peppe per la vicenda del furto. Quando dico di riferire a Vincenzo Tolomelli che “sto pigliato collera perché non si è fatto vedere più” dico anche che avrei voluto mettere lui alla Sanità , spiego il senso di questa frase: dopo la morte di Pierino Esposito lo mandai a chiamare per dirgli che avevo risolto il problema, gli avevo spianato la strada alla Sanità ed invece lui non si è fatto più vedere quando invece avremmo potuto fare affari insieme. Invece questo non è accaduto io stimavo Tolomelli siamo stati carcerati insieme, non stimavo invece i Vastarella». Lo stesso Carlo Lo Russo chiarisce: «Vastarella ha avuto il mesale a tavola nel senso che gli ho risolto il problema senza fare niente, ha avuto la Sanità grazie a me nel senso che avendo io ucciso Pierino Esposito gli ho risolto un problema. Lo sapeva tutta Napoli che eravamo stati noi . Non ho messo io Vastarella alla Sanità come accordo, ma solo di riflesso uccidendo Pierino gli ho fatto un favore, questo è il senso dell’avere avuto il “mesale a tavola”. Vastarella è sempre stato vicino ai Licciardi, non potevo mai legarmi a lui».

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