Il tribunale del Riesame di Roma ha confermato le 4 misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso per i quattro accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato al conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre del 2025. I quattro restano in carcere. I loro avvocati avevano chiesto l’annullamento della custodia cautelare e la revisione dell’ipotesi accusatoria di associazione per delinquere con metodo mafioso.
Arrestati dopo l’attentato a Ranucci, chi sono i membri del commando
Risiedono in provincia di Avellino i 4 arrestati con l’accusa di essere stati gli esecutori dell’attentato, su commissione, al giornalista Ranucci avvenuto a Pomezia, il 16 ottobre del 2025. Si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D’Avino, fermato dai carabinieri del reparto operativo a Roma e trasferito nel carcere di Rebibbia; di sua moglie, Marika De Filippi, agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Avella; Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella; e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano. Gli inquirenti della Dda di Roma li ritengono gli esecutori materiali dell’attentato al conduttore di Report.
Blitz tra Napoli e Avellino
Le misure cautelari, emesse dal gip del Tribunale di Roma, sono state eseguite nelle prime ore del primo luglio con il coinvolgimento dei comandi provinciali dei carabinieri di Napoli e Avellino. Gli indagati, a vario titolo, sono accusati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. In corso numerose perquisizioni da parte dei carabinieri nei riguardi di persone che potrebbero aver fornito l’esplosivo e garantito il supporto logistico al commando.
Indagato Lavitola
L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre scorso a Roma. “Non conosco Lavitola, qualche volta ho lavorato con Gomes Clesio Tavares con cui mi conosco da tempo per avere fatto sicurezza insieme nei locali e in cerimonie in Campania. Ranucci? Non so chi sia, non lo conoscevo“. E’ quanto aveva affermato Pellegrino D’Avino, accusato dalla Procura di Roma di far parte della banda che avrebbe materialmente compiuto l’attentato a Ranucci, nel corso di dichiarazioni spontanee fatte ai pm. L’indagato, difeso dall’avvocato Antonio Falconieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
“Bomba messa, facciamo la storia”, intercettato l’attentatore di Ranucci


