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Banda del buco di Giugliano sgominata, le indagini partite dopo il maxi colpo alla gioielleria Marotta ad Aversa

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Sono state le indagini sulla clamorosa rapina messa a segno il 20 luglio 2022 ai danni della gioielleria Marotta di via Roma, nel cuore di Aversa a far partire l’inchiesta sulla banda del buco giuglianese sgominata dalla Questura di Caserta. Un colpo studiato nei minimi dettagli da parte della banda che aveva già portato all’arresto e alla condanna di due componenti della banda. Si tratta di Giuseppe Palumbo e Ferdinando Russo, riconosciuti responsabili del colpo e condannati dal Gup del Tribunale di Napoli Nord rispettivamente a 14 anni e 10 mesi e a 8 anni e 10 mesi di reclusione.

Le successive attività investigative, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, analisi dei tabulati e approfondimenti tecnici, hanno consentito agli investigatori di individuare altri presunti partecipanti all’azione criminale. Tra questi figurano Francesco Russo, fratello di Ferdinando Russo, che secondo gli inquirenti avrebbe svolto il ruolo di “palo” all’esterno della gioielleria, e Domenico Chiariello, ritenuto coinvolto nelle fasi di supporto e fuga.

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Il colpo: i rapinatori sbucano dal sottosuolo

La mattina del 20 luglio 2022, poco prima delle 10, alla sala operativa della Polizia giunse una segnalazione di rapina in corso presso la gioielleria Marotta, al civico 178 di via Roma. Quando gli agenti arrivarono sul posto, i malviventi si erano già dileguati attraverso un tunnel scavato sotto il pavimento del negozio. Un piano elaborato con precisione e portato a termine dopo settimane, se non mesi, di preparazione. All’interno dell’attività commerciale si trovavano il titolare e altre due persone. I tre furono sorpresi dai rapinatori che emersero improvvisamente dal pavimento, evitando così qualsiasi accesso dall’ingresso principale.

Le vittime vennero immobilizzate con fascette di plastica e rinchiuse nel bagno del negozio. A quel punto il gruppo svuotò vetrine, espositori e cassaforte, impossessandosi di gioielli e preziosi per un valore ingente. Tra gli oggetti rubati anche un orologio Rolex affidato da un cliente alla gioielleria per una riparazione.

Il misterioso “quinto uomo”

Determinanti per le indagini si sono rivelate le immagini dei sistemi di videosorveglianza. I filmati hanno documentato l’azione di quattro uomini completamente travisati, vestiti con tute bianche integrali, guanti, cappucci e torce frontali. Un gruppo organizzato che si muoveva in maniera sincronizzata, seguendo le indicazioni di quello che appariva come il capo della banda.

Ma le telecamere hanno immortalato anche un quinto complice, rimasto all’esterno della gioielleria. Si tratta di un uomo di corporatura robusta che, poco prima dell’irruzione, si posizionò davanti alla porta d’ingresso tenendola chiusa con una mano protetta da un guanto di plastica. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il suo compito era duplice: impedire che qualcuno dall’interno potesse aprire la porta e dare l’allarme e, contemporaneamente, segnalare ai complici nascosti nel sottosuolo il momento esatto in cui emergere. L’uomo, già notato nei giorni precedenti nei pressi della gioielleria a bordo di una bicicletta elettrica, sarebbe stato in costante comunicazione con il gruppo tramite auricolare.

La fuga ripresa dalle telecamere

Dopo aver assolto il proprio compito, il presunto palo si allontanò rapidamente in bicicletta mentre i complici erano ancora all’interno del negozio. Gli investigatori sono riusciti a ricostruirne il percorso attraverso una lunga attività di acquisizione e analisi delle immagini registrate da numerose telecamere pubbliche e private.

Il tragitto documentato conduce da via Roma verso Napoli, passando per via De Jasi, viale Olimpico e successivamente verso il territorio di Giugliano. In alcuni passaggi il ciclista è stato ripreso mentre veniva affiancato e seguito da uno scooter guidato da un altro soggetto, circostanza ritenuta dagli investigatori particolarmente significativa ai fini della ricostruzione della rete di supporto alla banda.

Un’organizzazione specializzata nelle rapine del “buco”

L’attività investigativa ha inoltre evidenziato possibili collegamenti tra il colpo alla gioielleria Marotta e altre rapine realizzate con la stessa tecnica, tra cui quella avvenuta nel gennaio 2023 presso una filiale bancaria di Giugliano in Campania. Secondo gli inquirenti, dietro questi episodi c’è il gruppo criminale altamente specializzato, capace di pianificare per mesi le proprie azioni attraverso la realizzazione di tunnel sotterranei, basi logistiche e accurati studi delle abitudini delle vittime e dei movimenti di denaro. Una modalità operativa particolarmente complessa che, come evidenziato dagli investigatori, richiede una lunga fase preparatoria e il coinvolgimento di numerosi soggetti con compiti differenziati, dalla progettazione degli scavi fino all’esecuzione materiale della rapina e alla successiva fuga.

Le indagini della Squadra Mobile di Caserta proseguono per definire ulteriori responsabilità e ricostruire completamente l’organizzazione criminale ritenuta dietro uno dei colpi più spettacolari messi a segno negli ultimi anni

 

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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