Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i primi indagati del blitz contro i ‘nuovi Moccia’ che hanno sfilato dinnanzi al gip del tribunale di Napoli. I primi interrogatori hanno riguardato Antonio Nobile ‘Topolone’, Francesca Cerbone, Stefania Nobile, Mauro Marrone, Marika D’Antò, Gennaro De Luca e Ciro Iorio. La palla passa adesso al Riesame con il collegio difensivo, composto tra gli altri dagli avvocati Dario Carmine Procentese, Rocco Maria Spina e Daniele Delle Femmine, che proveranno a ridimensionare le accuse per i loro assistiti. Al vertice dell’organizzazione ci sarebbe Raffaele Nobile che, dal carcere di Siracusa, avrebbe continuato a far arrivare i suoi ordini al fratello Giuseppe e al nipote Antonio ‘Topolone’ e al figlio Antonio ‘Spiedino’ tramite i telefonini.
Il gruppo dei Panzaruttari raccontati dal pentito
La storia del gruppo criminale è stata raccontata agli inquirenti dal collaboratore di giustizia Giovanni Barra nel luglio del 2025: “Nel 2022 questi prendevano ordini da Emanuele Maugeri dal carcere. In seguito i panzaruttari si sono legati a Giovanni Baratto, il quale voleva che i panzaruttari prendessero il controllo di Afragola e che cacciassero ‘o checc, uomo di fiducia di ‘o nennill, ossia Giuseppe Sasso. Quindi Giovanni Baratto chiese ai panzaruttari di uccidere ‘o checco, cosa che i panzaruttari non fecero. I panzaruttari quindi si misero a gestire da soli le piazze di spaccio sotto il controllo di Giovanni Baratto. Preciso che ‘o checco era alleato di Giovanni Baratto e di Maugeri e che Baratto, con l’appoggio di Maugeri, aveva deciso di eliminarlo. In quel periodo era Baratto a comandare Casoria. ‘O checco fu estromesso piano piano dalle attività criminali e si rese conto che gli volevano fare le scarpe… voglio ribadire che i panzaruttari sono molto pericolosi e sono capaci di compiere omicidi anche per motivi banali, in quanto sono violenti e pronti all’uso delle armi“.


