brusca di matteo
Mamma Di Matteo: "Brusca? Rispetto sentenze ma non perdono"

“Rispettiamo le leggi e le sentenze dello Stato. Ma Giovanni Brusca non potrò mai perdonarlo. Mi ha ucciso il figlio che conosceva bene e con cui ha giocato a casa. Nel mio cuore come posso perdonarlo?”. Lo dice all’ANSA la madre del piccolo Giuseppe Di Matteo, Franca Castellese attraverso il suo avvocato Monica Genovese che spiega anche i motivi del mancato perdono. “Non c’è mai stata una forma di pentimento pubblico per quello che ha fatto. Durante i processi Brusca non ha mai chiesto scusa alla famiglia per un delitto – sottolinea l’avvocato – che non è solo un omicidio di mafia ma un crimine orrendo”.

“Ha sciolto mio figlio nell’acido e ucciso una ragazza incinta, come posso perdonarlo?”, Di Matteo parla di Brusca

L’ex boss collaboratore di giustizia Giovanni Brusca ha lasciato definitivamente il carcere. Il capomafia che azionò il telecomando della strage di Capaci e decise l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. E’ il figlio del pentito che per primo svelò i segreti della stagione stagione stragista del 1992, ha scontato la sua bene ed è tornato in libertà. La vicenda ha generato molte reazione, fra cui quella di uno dei diretti interessati, Santino Di Matteo, padre e vittima dell’atroce vendetta.

L’uomo non riesce a tollerare che lo Stato italiano restituisca la libertà a “questa feccia dell’umanità”. Parla da una località segreta l’ex mafioso di Altofonte che Giovanni Brusca, con il fratello Enzo, per conto del padrino di un tempo, Totò Riina, voleva zittire. Nel peggiore dei modi. Ci provarono sequestrando per quasi due anni il ragazzino, trasferito da casolare in casolare con una catena al collo fino a quando Brusca, vinto dalla resistenza di un padre deciso a collaborare con lo Stato, non diede l’ordine di fare sparire ogni traccia del piccolo. È questa la storia che tormenta Santino Di Matteo, stanco di passare da un tribunale all’altro: “Dopo trent’anni mi fanno ancora testimoniare ai processi. Io vado per dire quello che so. Ma a che cosa serve se poi lo stesso Stato si lascia fregare da un imbroglione, da un depistatore?”, afferma ai microfoni del Corriere della Sera.

 

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