Camorra a Bagnoli, il pentito tira in ballo la moglie del boss: per il gip lady Nappi è solo indagata

Per il collaboratore di giustizia Genny Carra avrebbe gestito il gruppo del marito per anni. Non la pensa così il giudice delle indagini preliminari che sconfessa la Procura di Napoli. Restano indagati i componenti della famiglia Nappi tirati in ballo nell’inchiesta sui clan dell’area flegrea: tra essi Maria Matilde Nappi, moglie di Massimiliano Esposito ‘o scognat, indicato come boss di Bagnoli e arrestato qualche mese fa dopo aver violato gli obblighi di sorveglianza. Eppure per il gip non esisterebbe un gruppo intraneo a quello di Bagnoli nonostante la donna venga più volte tirata in ballo da Carra, un tempo vicino al ras Alessandro Giannelli in contrasto proprio con Esposito.

Le accuse di Carra contro la moglie del boss di Bagnoli

«Durante l’alleanza criminale con Giannelli, c’erano problemi con la moglie di Massimiliano, a nome Maria (Maria Matilde Nappi) che però non ho mai conosciuto personalmente. In particolare i contrasti riguardavano la gestione dei locali esistenti nella zona di Coroglio. Io ne ero a conoscenza perché il Giannelli me ne parlava, ma non ho mai partecipato a fatti delittuosi nei loro riguardi. L’idea di Giannelli che era che tale gestione spettasse a lui e in cambio le avrebbe corrisposto un mensile. Attualmente mi risulta che il marito, Massimiliano Esposito, è stato scarcerato e detiene il comando del clan di Bagnoli. Prima della sua scarcerazione con Maria c’erano quattro o cinque persone che facevano parte del clan e precisamente Josef, Gennaro Marrazzo, tale Pippetto, una persona di mezz’età che gestisce una sala giochi. Al telefono, dal carcere a luglio mi ha telefonato Giannelli, riferendomi che Massimiliano Esposito e Luigi Bitonto avevano minacciato la moglie per farla andare via dall’abitazione, che era di Bitonto».

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