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Camorra infiltrata in Veneto, arrestati gli affiliati ma il boss è in fuga

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Il clan dei Casalesi si è infiltrato anche in Veneto. Nei giorni scorsi la conferma è arrivata dalla Corte di Cassazione, che ha riconosciuto la solidità dell’impianto argomentativo della sentenza della Corte di Appello di Venezia e ha confermato per 24 posizioni processuali l’esistenza e l’operatività del contesto mafioso.

Così la Procura generale della Repubblica di Venezia ha emesso i conseguenti ordini di esecuzione per la carcerazione, due dei quali sospesi. Per le posizioni di altri 3 imputati, la Corte di Cassazione ha rinviato ad altra sezione della Corte d’Appello di Venezia: in due casi per la rivalutazione del compendio probatorio e, per il terzo, limitatamente al trattamento sanzionatorio.

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La Suprema Corte ha condannato il presunto boss Luciano Donadio a 30 anni, che è attualmente irreperibile. Al braccio destro del capo, Raffaele Buonanno, sono stati inflitti 29 anni e 6 mesi. Il 60enne Donadio è nato a Giugliano, mentre il suo fedelissimo 66enne è nato a San Cipriano d’Aversa. 

Associazione mafiosa, usura, estorsione

Nei giorni scorsi, tra Venezia, Caserta, Cosenza, Napoli, Potenza, Rovigo e Padova, gli investigatori della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno eseguito congiuntamente 24 provvedimenti restrittivi, emessi dalla Procura generale della Repubblica di Venezia nei confronti delle persone già condannate dalla Corte d’Appello lagunare, a giugno 2025, all’esito del secondo grado di giudizio.

Si tratta, in particolare, di 24 dei 27 imputati che, nel corso della complessa vicenda giudiziaria in argomento, avevano originariamente optato per il rito ordinario e che – a conclusione del giudizio di appello – sono stati dichiarati colpevoli. Le accuse riguardano, a vario titolo, associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, emissione di fatture per operazioni inesistenti e altri gravi reati aggravati dall’agevolazione o dal metodo mafioso, con pene previste tra i 3 anni e i 30 anni di reclusione, formulando successivo ricorso per Cassazione.

Il clan dei Casalesi nel Veneto

Al riguardo, le indagini svolte all’epoca dei fatti avevano accertato l’esistenza di un’organizzazione criminale, espressione del clan dei Casalesi, radicata nel comprensorio di Eraclea, che è riuscita a infiltrarsi nel tessuto imprenditoriale locale e nelle dinamiche politico-amministrative del territorio.

Il blitz delle forze dell’ordine

Le operazioni sono state condotte da investigatori della Squadra Mobile della Questura di Venezia, del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Venezia e del GICO della Guardia di Finanza di Trieste. Le attività sono state supportate dalla Sezione Investigativa dello SCO di Venezia, dalle Squadre Mobili delle Questure di Caserta e Potenza, dai Comandi Provinciali dei Carabinieri di Napoli, Caserta e Cosenza e dai Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Caserta e Venezia. Il complesso dispositivo operativo ha visto impiegati oltre 100 tra carabinieri, poliziotti e finanzieri.

L’inizio dell’indagine

L’attività trae origine dall’arresto, effettuato nel 2008 dall’allora Nucleo PT di Trieste in provincia di Udine, di due napoletani per possesso di banconote false, uno dei quali aveva manifestato l’intenzione di svelare i segreti di un clan camorristico infiltratosi nel Veneto Orientale.

Come accertato da successive e complesse indagini delegate dalla DDA di Venezia, l’organizzazione era dedita a commettere molteplici gravi delitti aggravati dal metodo mafioso. Le diverse strategie criminali erano finalizzate, tra l’altro, ad acquisire direttamente o indirettamente, se necessario con minacce e violenza, la gestione o il controllo di attività economiche, soprattutto nell’edilizia e nella ristorazione. Inoltre il clan riusciva a imporre una percentuale agli affiliati dediti al narcotraffico o allo sfruttamento della prostituzione, oltre a pagare le mesate agli del clan dei Casalesi.

Camorra infiltrata in Veneto, arrestati gli affiliati ma il boss è in fuga

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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