Con le sue ‘soffiate’ avrebbe agevolato le attività criminali del clan della 167 di Arzano. Pesanti accuse quelle della Procura di Napoli per un carabiniere ‘infedele’ con le richieste di pena avanzate dal pm della Dda Caputo. A rischiare grosso è proprio l’ex luogotenente della tenenza di Arzano Giuseppe Improta, per il quale sono stati chiesti 9 anni e 2 mesi di reclusione. Condanne pesanti chieste anche per i reggenti del gruppo come gli 8 anni e sei mesi chiesti per Giuseppe Monfregolo e 8 anni e nove mesi per il fratello Mariano Monfregolo. Sette anni e dieci mesi per l’altro imputato Aldo Bianco. A parlare ai magistrati di Improta è stato il collaboratore di giustizia Pietro Cristiano, a capo del clan della 167 di Arzano fino al momento del suo arresto.
Pierino in un verbale del 31 maggio 2022 i rapporti con il carabiniere: “Ho incontrato Improta una volta ad un bar di fronte all’ospedale di Aversa. Io ero accompagnato da questa sua persona di fiducia, Aldo Bianco, che gestiva uno scasso. Improta era molto diffidente e passava molte volte prima di incontrarci anche per accertarsi che non fossimo pedinati da forze dell’ordine o che gli avessimo teso una trappola. Aldo Bianco alcune volte mi ha fatto ascoltare delle registrazioni – non so se messaggi vocali o telefonate registrate – nelle quali Improta gli rinfacciava di averlo imbrogliato perché riteneva che avessi consegnato più soldi di quelli che gli aveva poi dato. Quando ho detto di avergli fatto un sacco di regali intendevo proprio la consegna di somme di denaro. La maggior parte delle volte ho consegnato il denaro a Bianco all’interno del bar Blu Moon o alla pompa di benzina della Esso dopo la rotonda verso Casandrino. Consegnavo tra i 2mila e i 3 mila euro”.


