Caso Suarez, Gdf: “Risposte in anticipo per richiesta Juve”. Indagati i dirigenti bianconeri

Caso Suarez, la juve rischia grosso

Caso Suarez: trema la Juventus. Erano stati “preventivamente comunicati” a Luis Suarez i contenuti della prova “farsa” per la conoscenza della lingua italiana sostenuto all’Università per Stranieri di Perugia, “giungendo a predeterminare l’esito ed il punteggio d’esame, per corrispondere alle richieste che erano state avanzate dalla Juventus, con la finalità di conseguire un positivo ritorno di immagine, tanto personale quanto per l’Università”. È quanto emerge dagli ulteriori accertamenti condotti dalla guardia di finanza coordinata dalla procura del capoluogo umbro. Lo riporta l’Ansa.

Continuano le indagini per ricostruire l’esame di italiano di Luis Suarez finito sotto l’occhio della magistratura. Come emerso fin dall’inizio dell’inchiesta, ci sarebbero infatti alcune intercettazioni (intercettate dagli inquirenti) tra i legali della Juventus e il direttore dell’Università di Perugia. Tra queste, anche la promessa di Maria Turco, membro dello studio Chiappero, storico avvocato del club bianconero, di mandare all’ateneo altri stranieri che avessero bisogno di sostenere l’esame per ricevere il passaporto e diventare comunitari. Secondo quanto emerso, l’anticipo delle’esame di Luis Suarez sarebbe stata una richiesta dei legali della Juventus.

Cosa rischia la Juve? Al di là di eventuali responsabilità penali, sul fronte sportivo i magistrati di Perugia hanno trasferito gli atti alla procura FIGC. L’organismo sportivo, parallelamente alla giustizia ordinaria, dovrà decidere quali siano, se ci sono, le responsabilità del club bianconero. Qualora l’inchiesta della FIGC dovesse riscontrare irregolarità nel comportamento della Juventus, i bianconeri potrebbero essere puniti con una multa in caso di responsabilità oggettiva, mentre penalizzazioni, retrocessione all’ultimo posto o esclusione dai campionati in caso di responsabilità diretta.

Caso Suarez. Le indagini della Guardia di Finanza: interdetti 4 professori universitari

Questa mattina i militari della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di
applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione, per otto mesi,
dall’esercizio del pubblico ufficio rispettivamente ricoperto dal Rettore prof.ssa Giuliana
Grego, dal Direttore Generale dott. Simone Olivieri, dalla prof.ssa Stefania Spina e dal
componente della commissione “Celi Immigrati”, prof. Lorenzo Rocca dell’Università per
stranieri di Perugia, per i reati di rivelazione del segreto d’ufficio finalizzata all’indebito
profitto patrimoniale e plurime falsità ideologiche in atti pubblici.

Dopo le perquisizioni e sequestri del 22 settembre 2020, le indagini hanno
confermato il quadro probatorio che già si era delineato dell’organizzazione di
un esame “farsa”. Il finto esame ha consentito il rilascio dell’attestato di conoscenza della lingua italiana del tipo “B1” al noto calciatore uruguaiano Luis Alberto Suarez Diaz, requisito indispensabile per l’ottenimento della cittadinanza.

Il ruolo della Juventus

In particolare, è emerso che i contenuti della prova erano stati preventivamente comunicati
allo stesso calciatore, giungendo a predeterminare l’esito ed il punteggio d’esame, per
corrispondere alle richieste che erano state avanzate dalla Juventus, con la finalità di
conseguire un positivo ritorno di immagine, tanto personale quanto per l’Università.
Gli accertamenti investigativi hanno consentito, altresì, di comprendere come, nei primi
giorni del mese di settembre del 2020, la dirigenza del club torinese si fosse attivata, anche ai massimi livelli istituzionali, per “accelerare” il riconoscimento della cittadinanza italiana nei confronti di Suarez, facendo, quindi, ipotizzare nuove ipotesi di reato a carico di soggetti diversi dagli appartenenti all’università, tuttora in corso di approfondimento.

Condividendo le ipotesi accusatorie, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto le
misure cautelari avendo rilevato “il concreto ed attuale rischio che gli indagati, se non
sottoposti ad idonea cautela, ripropongano condotte delittuose analoghe a quelle per le quali si procede, avendo mostrato di considerare l’istituzione di cui fanno parte e che
rappresentano alla stregua di una res privata gestibile a proprio piacimento.”