La longa manus dei clan negli appalti ospedalieri. È giunta all’ultimo capitolo l’inchiesta nei confronti del gotha del clan Cimmino del Vomero, gruppo fino a qualche anno fa retto da Luigi Cimmino prima di passare dalla parte dello Stato. Le condanne rappresentano la stangata finale per i ras e gli affiliati che avevano messo le mani sugli appalti assegnati in diversi importanti ospedali del capoluogo partenopeo.
A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibili i ricorsi per ben 28 imputati. Assolto invece Raffaele Sacco, volto noto della ristorazione napoletana, per il quale gli ermellini hanno confermato l’assoluzione dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Per il resto confermate le condanne d’appello con Andrea Teano, condannato a 19 anni e quattro mesi, mentre l’altro reggente Andrea Basile si è visto confermare la pena di 18 anni e quattro mesi. Confermati i 14 anni anche per Giovanni Caruson, mentre il figlio dell’ex boss, Diego Franco Cimmino, aveva rimediato 7 anni di carcere.
Condanna confermata anche per il ras di Miano di sopra Gaetano Cifrone a sei anni. Ciro Brandi si è visto invece confermare la condanna a tre anni e sei mesi, Giovanni Cirella sei anni e quattro mesi, Cosimo Fioretto cinque anni e sei mesi, Vincenzo Pone 8 anni e dieci mesi, Fabio Rigione 4 anni e otto mesi, Benito Grimaldi 4 anni e otto mesi, Francesco Luongo sei anni, Giovanni Napoli sei anni e dieci mesi, Salvatore Pellecchia 10 anni e quattro mesi.
Condanna confermata anche per Luigi Visone a sei anni e Antonio Pesce a quattro anni e sei mesi. Gaetano Martino si è visto invece rideterminare la pena in 8 anni e dieci mesi, mentre la condanna di Domenico Pellino è stata annullata con rinvio.
