Stamattina il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ha parlato alla conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli sull’indagine contro i tre clan di Pianura. Sono presenti anche il procuratore aggiunto Sergio Amato e il nuovo questore Fausto Lamparelli, che hanno fornito altri elementi sul blitz contro la mala di Napoli ovest.
“Nella zona sono state registrate 13 stese, che sono odiose e pericolose. In una di queste un passante ha perso un occhio. Dovevamo segnare un punto per dare tranquillità ai cittadini di questo territorio, togliendo dalle strade 28 indagati”, ha dichiarato Gratteri.
Dall’alba di oggi gli agenti della Squadra Mobile di Napoli, con l’ausilio del Commissariato Pianura, hanno eseguito il provvedimento cautelare nei confronti di 28 persone, considerate ras e affiliati. Sono gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di droga, detenzione e porto abusivi di armi da fuoco, vendita abusiva di armi da fuoco. Tutti i reati sono aggravati dal metodo mafioso.
Le tredici stese tra i clan di Pianura
“Sono stati colpiti il clan Lago, gli Esposito-Marsicano e i Perfetto. Nel corso delle indagini abbiamo riscontrato una conflittualità, manifestata attraverso le stese tra i gruppi, che ha portato al predominio del clan Perfetto. Nell’ultima, una persona innocente è stata colpita all’occhio mentre aspettava l’autobus per andare al lavoro: due membri del clan Perfetto hanno fatto fuoco“, ha dichiarato il capo della Squadra Mobile, Mario Grassia.
Stese e tentati omicidi
“Abbiamo registrato stese, tentati omicidi, che sono azioni per ottenere il controllo della principale attività che è il traffico di droga – ha detto il procuratore aggiunto Amato – con numerose piazze di spaccio tra Pianura, Soccavo, Fuorigrotta, Cavalleggeri. Quella zona è una delle più sensibili e ad alta densità criminale, il traffico di droga vale 50mila euro a piazza ogni mese. Chi non si allineava all’egemonia del clan Perfetto, veniva avvertito: abbiamo intercettato il bunker, dove un capopiazza è stato minacciato con una pistola, si sente la scarrellata dell’arma“.
Nel corso delle indagini sono stati sequestrati ordigni e armi. “Un’indagine a 360 gradi – ha precisato Lamparelli – che colpisce tre sodalizi e che individua l’evoluzione criminale nel quartiere. Il primo giorno di lavoro qui a Napoli sono andato proprio a Pianura. L’evoluzione ha portato giovanissimi affiliati al vertice: soggetti estremamente pericolosi, con grande capacità imprenditoriale nonostante la giovane età, che intessono alleanze, controllano il territorio, impongono estorsioni, pretendono il pagamento di una quota al clan per compiere reati, gestiscono lo spaccio H24 e hanno la capacità di mantenere un certo consenso sociale perché versano le mesate alle famiglie degli affiliati“.
L’inizio delle indagini
Le indagini, avviate alla fine del 2024, hanno documentato una prima fase di scontro armato tra i clan Esposito-Marsicano, da un lato, e dello storico clan Lago, dall’altro. In questo primo periodo di indagini, svariati sono stati gli episodi di violenza registrati, tra i quali numerose stese, con esplosione di colpi d’arma da fuoco a scopo intimidatorio e quello, più eclatante,
dell’attentato dinamitardo sotto l’abitazione di uno dei vertici dei clan in lotta. L’esplosione, avvenuta nel novembre del 2024, causò gravi danni allo stabile nel quale viveva uno degli indagati e a numerose auto in sosta e, solo per caso fortuito, non cagionò danni a persone.
Gli eredi del clan Pesce-Marfella
Poco dopo questi eventi – precisamente nel dicembre 2024 – uno degli esponenti di vertice del clan Pesce-Marfella, oramai disgregato per via giudiziaria, una volta scarcerato dava vita ad un nuovo gruppo, oggi ricostruito come clan Perfetto. Lo stesso, infatti, nonostante la giovane età, in breve tempo organizzava sul territorio una struttura criminale verticistica che soppiantava completamente gli altri due gruppi criminali in lotta, esercitando un controllo capillare nel quartiere di tutte le attività illecite.
Dalle indagini è emerso come lo stesso avrebbe inoltre organizzato, presso lo stabile in cui vive, la più fiorente attività di spaccio dell’intero territorio in questione, gestita direttamente dai suoi affiliati e attiva h24 per la vendita di ogni tipo di droga.
A tale gestione diretta avrebbe affiancato l’imposizione a tutti i gestori di piazze di spaccio dell’obbligo di versare nelle casse del clan il cinquanta per cento dei profitti delle vendite o, in taluni casi, di quello di rifornirsi di sostanza stupefacente esclusivamente da lui.
Analoghe tangenti estorsive sarebbero state pretese da chiunque, sul territorio di “‘sua competenza”, svolgesse attività illecite, con particolare riferimento alle truffe finanziarie e telematiche, foriere di considerevoli guadagni per il sodalizio. Nel corso delle indagini numerosi sono stati i sequestri di armi – anche lunghe e da guerra – con relativo munizionamento, di droga, materiale per il confezionamento dello stupefacente e giubbotti antiproiettile.
Il clan Perfetto avrebbe intessuto una fitta rete di contatti anche con esponenti di altri sodalizi camorristici, operanti sia nell’area flegrea che nell’area nord di Napoli, prevalentemente finalizzati alla gestione dei traffici illeciti di droga. Sarebbe, infine, emerso come il capoclan, gestendo una ricca cassa comune, avrebbe curato il mantenimento di tutti gli affiliati detenuti – attraverso la corresponsione della cosiddetta “mesata” – e le spese legali per i sodali che, di volta in volta, fossero arrestati.
I nomi degli arrestati
Tra gli indagati ci sono Mattia Perfetto, Vincenza Bavarella, Massimiliano Santagata, Giuseppe Balzano, Antonio Izzo, Massimiliano Costagliola, Giovanni Bellofiore, Carmine Lago, Antonio Lago, Carlo Maiorana, Cimmino Vincenzo, Seta Elia, Marcello Emanuele, Musto Antonio e Pisa Gianluca.
Il provvedimento costituisce misura cautelare personale disposta nella fase delle indagini preliminari
suscettibile di impugnazione ed è emesso nei confronti di persona sottoposta a indagine e pertanto da
considerarsi presunto innocente fino a sentenza definitiva.
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