Nuovo sviluppo giudiziario che riporta l’attenzione su una figura già nota agli inquirenti: l’ex collaboratore di giustizia Gennaro Panzuto è stato arrestato nelle ultime ore nell’ambito di un’operazione condotta dalle forze dell’ordine. Secondo le prime informazioni, l’uomo – che in passato aveva scelto di collaborare con la magistratura fornendo elementi utili su dinamiche criminali, è stato arrestato dalla polizia per una condanna a 8 anni per droga. La parabola pubblica di Gennaro Panzuto, noto un tempo come “Genny Terremoto”, segna una nuova e brusca battuta d’arresto. Sabato pomeriggio, gli agenti della Squadra Mobile di Napoli hanno eseguito il suo arresto: il 51enne era stato in passato figura apicale del clan della Torretta e sicario di riferimento dell’“Alleanza di Secondigliano”.
Il provvedimento è stato eseguito in attuazione di un ordine di carcerazione emesso il 13 marzo dalla Procura Generale di Napoli. Panzuto dovrà ora scontare una pena definitiva di 8 anni e 6 mesi di reclusione per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti.
La sua storia criminale affonda le radici negli anni più duri della camorra. Arrestato in Inghilterra nel 2007 al culmine della sua carriera, aveva successivamente deciso di collaborare con la giustizia, fornendo un contributo alle indagini su dinamiche e assetti dei clan. Negli ultimi anni, però, Panzuto era tornato sotto i riflettori per la sua “seconda vita”: quella di volto social dell’anti-camorra. Attraverso la piattaforma TikTok, dove contava circa 172mila follower e oltre 3,2 milioni di like, si era costruito un seguito raccontando la realtà criminale e cercando di smontare il fascino mediatico legato alla narrazione di Gomorra – La serie.
Non solo social: l’ex pentito partecipava anche a incontri nelle scuole e iniziative pubbliche, proponendosi come testimone diretto dei rischi e delle conseguenze della vita criminale. Una scelta che lo aveva reso un personaggio divisivo, soprattutto per il suo ritorno a vivere nel cuore di Napoli, nonostante la fine delle misure di protezione.
Con l’arresto di questi giorni, quella fase sembra ora interrompersi definitivamente. Restano aperte le riflessioni sul percorso degli ex collaboratori di giustizia e sul delicato equilibrio tra reinserimento sociale e sicurezza.

