Indagini riaperte per la morte di Dario C., il 15enne morto annegato nella piscina dell’agriturismo “Il Vulcano” a San Sebastiano al Vesuvio. Per quella morte tanto assurda quanto tragica, il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione, sulla base di una perizia medico-legale secondo cui il ragazzo sarebbe stato colto da una crisi epilettica mentre era in acqua e che solo un intervento tempestivo avrebbe potuto evitare la morte.
Una tesi che non ha mai del tutto convinto la famiglia del giovane e il loro legale, l’avvocato Giovanni Nappo, che si è opposto sin da subito all’archiviazione. Il penalista ha evidenziato che quel giorno, presso la struttura, era assente il bagnino, non vi era alcun defibrillatore e che, a differenza di quanto dichiarato dal pubblico ministero – secondo cui nessuno dei bagnanti si sarebbe accorto del malore – uno dei presenti aveva invece notato quanto stava accadendoed era intervenuto, senza però riuscire a salvare la vita a Dario in quanto non qualificato per effettuare le manovre di salvataggio necessarie.
Il legale ha inoltre sottolineato che lo stesso bagnante era convalescente da un incidente alla gamba e che, dunque, i suoi movimenti erano rallentati rendendogli impossibile il salvataggio.
Il GIP ha accolto pienamente le argomentazioni dell’avvocato Nappo e ha imposto al pubblico ministero di ritirare la richiesta di archiviazione e di procedere con nuove indagini. La nuova perizia dovrà ora stabilire il nesso di causalità, ovvero se l’intervento tempestivo di un soggetto qualificato, come un bagnino, avrebbe potuto evitare la tragedia.

