A seguito delle elezioni politiche del 4 marzo, in questi giorni lo scenario politico nazionale ha fatto registrare continui colpi di scena e ha riservato diverse sorprese. Certamente non intendo analizzare le cause della sconfitta elettorale, non avrei la capacità, ma vorrei rivolgermi ai democratici e a chi nella nostra città non si identifica politicamente nell’ambito della destra.  Contestualmente, vorrei invitare il gruppo dirigente locale a fare una riflessione sullo stato attuale del Partito che a Giugliano ha registrato un risultato ancor più deludente di quello a livello nazionale, probabilmente anche frutto di una “odissea” dei democratici locali iniziata alla vigilia delle elezioni amministrative del 2015.
Adesso, credo sia giunto il momento che all’interno del circolo di Giugliano ci guardiamo negli occhi ed insieme ci poniamo un’unica domanda: “ mi rivedo ancora nel PD ? “, se la nostra risposta è positiva, allora organizziamoci, sul territorio ci sono risorse socio-culturali che potrebbero dare alla città un slancio per una crescita adeguata.
Come cittadini abbiamo di fronte a noi un compito importante e, pur nella consapevolezza delle difficoltà, dobbiamo essere convinti che potremmo essere all’altezza di ciò che ci aspetta. Quindi, se il circolo PD di Giugliano vorrà fungere tra i protagonisti della fase di rinascita polico-culturale, è necessario superare uno dei mali endemici del nostro circolo che è l’incomprensione, la polemica personale e la frammentazione delle forze presenti. Se vogliamo ripartire, è indispensabile chiudere sotto una pietra tombale il passato ed impegnarci, uniti, per il futuro rivolti alla  costruzione di un Partito radicato nella realtà sociale e aperto al confronto.
Per essere credibili verso la cittadinanza sempre più disinteressata e disincantata, c’è bisogno di chiarezza e lealtà innanzi tutto tra di noi. Senza di esse, non si va da nessuna parte, specialmente in questo particolare momento politico che vive il nostro partito nel Paese.
Costruiamo un circolo capace di essere su ogni singolo tema e abbia una visione complessiva dell’intera città; riprendiamo il percorso unitario iniziato dall’ultimo congresso cittadino, con un unico traguardo, la ricostruzione o la costruzione di un circolo locale che abbia come obiettivo la crescita del PD sul territorio in grado di recepire i bisogni dei cittadini.
Da soli non possiamo farcela, dobbiamo aprire le porte,  non escludere, bensì includere quella parte della città che condivide la nostra stessa visione di una Giugliano diversa. Saper leggere gli umori della gente, le paure e le aspettative, non perdere di vista  cosa succede nella società, nelle famiglie, riuscire a percepire la diffusa insicurezza, le vecchie e nuove forme di emarginazione.
L’aprirsi alla città in primo luogo vuol dire riaprire un dialogo con coloro che pur riconoscendosi nei valori politici del partito democratico, si sono allontanati o mai avvicinati. Dobbiamo convincerci che il nostro partito è ancora in una fase costituenda e per completarla abbiamo bisogno di nuove energie che ci collegano alla realtà, senza rinunciare a chi può mettere a disposizione la propria esperienza professionale e politica.
Affinché ciò possa essere attuato abbiamo l’esigenza di avere un circolo che inizi a praticare una politica  “ dal basso “ che si organizzi autonomamente ed unitariamente, affinché possa giungere alla dirigenza nazionale un forte messaggio: “ E’ IL MOMENTO DI VOLTAR PAGINA “.  A quella stessa dirigenza che ha snaturato i valori fondanti di un partito di centrosinistra ed ha lasciato inascoltate le proposte spontanee che giungevano dai circoli.
È necessario introdurre nell’attività politica strumenti che diano ai giovani la possibilità di impegnarsi in prima persona, di non sentirsi inutili. Bisognerebbe utilizzare, perciò, le nuove tecnologie ed i social network non per la sola propaganda, ma per coinvolgere i cittadini. Quindi, una nuova idea di partito, che non abbia paura di usare le nuove tecnologie. Le voci del web devono essere consultate (soprattutto a livello locale) e le decisioni devono essere prese tenendo conto dei vari punti di vista, per garantire un punto di raccordo tra l’orientamento del partito e quello dei cittadini, in particolare delle giovani generazioni.
Detto ciò, bisogna dire che per creare un reale raccordo tra il partito e i cittadini non si può prescindere dal superamento del personalismo, della venerazione politica di questo o quel “capocorrente”; dobbiamo ammettere e riconoscere autocriticamente  che il potere contrattuale dei “capi” che deriva dal tesseramento, di convenienza e nepotismo, è una delle maggiori cause, se non la maggiore, del tracollo del Partito Democratico alle elezioni del 4 marzo. Dobbiamo prendere atto che la disaffezione da parte del nostro elettorato è riconducibile, in gran parte, ad un atteggiamento di autoreferenzialità, arroganza politica e mancanza di umiltà esternata continuamente dal gruppo dirigente nazionale che negli ultimi anni ha spadroneggiato.
C’è necessità di comporre un nuovo gruppo dirigente che non sia buono soltanto a vincere i congressi o le sfide interne, ma sappia anche vincere le elezioni.         
Pertanto, dobbiamo batterci affinché si vada verso il superamento dell’attuale organizzazione nazionale del partito democratico, andare oltre quel modo di fare politica che ha determinato i risultati del 4 marzo.
Apriamo a chi ci vuole stare, chiediamo ai cittadini di “rinfacciarci” i nostri errori per poterli correggere. Rimbocchiamoci le maniche e contribuiamo a portare a termine la fase costituente del Partito Democratico, affinché possa essere una componente importante del tessuto sociale e politico del Paese.

GIOVANNI  DE VIVO

 

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