Un’organizzazione di narcos che sarebbe riuscita a portare la cocaina dal Sudamerica all’Italia. A capo vi sarebbero stati il dominicano Jefferson Luis “Jeff” Nunez Camacho e il colombiano Pavel Guarin “Il Presidente” Morales. Il centroamericano si sarebbe occupato di muovere la cocaina attraverso le sue conoscenze con i criminali internazionali e calabresi, avrebbe pianificato le spese e il trasferimento del denaro in valuta virtuale, e avrebbe preso gli ordinativi.
Il “Presidente” avrebbe preso le decisioni insieme all’altro capo e si sarebbe occupato dei rapporti con i narcotrafficanti in Colombia e in Spagna. Inoltre, Morales avrebbe gestito i corrieri che trasportavano la droga in ovuli o in forma liquida. Sotto di loro ci sarebbe stato il broker romano Roberto Tortoioli, che avrebbe procurato i clienti al gruppo e curato la logistica per il litorale nord laziale, potendo contare su una rete strutturata di intermediari e pusher locali. Sarebbe accusato anche di aver coordinato i viaggi dei corrieri e di aver organizzato questi ultimi nelle “staffette”. L’altro colombiano, Tovar Ricardo Andres Asprilia, avrebbe affiancato Morales nelle riunioni e nella gestione dell’organizzazione. Tutti sono stati fermati su ordine del GIP di Roma.
Il pentito dell’organizzazione
A svelare i segreti dei narcos sarebbe stato l’indagato quarantottenne di Torre del Greco Alessandro Maddaloni, che ha iniziato a collaborare con i magistrati della DDA di Roma nell’ottobre 2025, dando così una svolta alle indagini condotte da parte dei Carabinieri del Nucleo Operativo e della Compagnia di Civitavecchia, coordinate dai magistrati della Capitale.
Il pentito avrebbe subito parlato di un collaudato giro di cocaina che ogni anno giungerebbe nei mercati della Brianza, Milano, Bologna, Napoli, Roma, Civitavecchia e Cerveteri – gestito da un gruppo di sudamericani ed italiani, di cui anche lui dichiarava di farne parte: “La più importante è questa dei circa 800 chili di cocaina che vengono tutti gli anni, so ‘ venuti l’altro anno, sono venuti due anni fa, sono venuti tre anni fa e stanno iniziando a ritornare pure adesso“.
Il laboratorio in Calabria
Già il 14 febbraio 2026 è stato scoperto un laboratorio per la raffinazione di cocaina nelle campagne della Locride, fornito di panetti, stampi, microonde, mestoli e fornelli a gas. Nelle stesse ore Jefferson è stato arrestato insieme a un complice a Sant’Agata del Bianco a Locri. Nove giorni dopo è stato sequestrato il quaderno dei fornitori di Camacho, invece “Il Presidente” è stato arrestato a fine dicembre 2025, poiché è stato beccato con 53 grammi di cocaina.
L’indagine è stata sostenuta anche dalle intercettazioni telefoniche e dall’analisi dei sistemi di videosorveglianza. Sarebbe stato scoperto così il linguaggio criptico dell’organizzazione e la suddivisione dei ruoli al suo interno. Per tentare di sfuggire all’ascolto, gli indagati avrebbero usato telefonini criptati.
Il crollo del prezzo della cocaina
Il 14 novembre 25, Tortoioli sarebbe stato in auto con Jefferson al quale avrebbe detto che oggi conviene più gestire una piazza di spaccio dove si vende al dettaglio rispetto al fare il loro “lavoro” di grossisti della droga, ammettendo così il carattere imprenditoriale dei loro traffici. La responsabilità, secondo l’esperto narcos, sarebbe da attribuire alla deflazione del mercato, dove i prezzi di vendita all’ingrosso, a causa della smodata quantità in circuito, avrebbero subito un crollo, passando in poco tempo da 35mila euro al kg ad appena 20/23mila euro. Nella circostanza i due avrebbero rivelato i prezzi di acquisto: tra i 16mila e i 17mila euro al kg. “...ormai si… guadagna solo chi sta… per di..incomprensibile., capito… chi fa ‘a piazza“.
Il viaggio in provincia di Napoli
L’operatività dell’organizzazione e il ruolo rivestito da Jefferson emergerebbero in modo evidente dagli avvenimenti verificatisi a partire dalla mattina del 3 dicembre 2025. Camacho e Tortoioli sarebbero andati nell’hinterland napoletano effettuando una lunga sosta lungo la Strada Statale Sannitica dove avrebbero atteso per ore l’arrivo dei fornitori della droga.
Come si ricava dalle conversazioni, i due avrebbero dovuto ricevere un kg di cocaina, parte del quale sarebbe dovuto essere recapitato, nella stessa giornata, ai loro clienti di Trieste. Pressato dalle richieste, Jefferson si sarebbe preoccupato del ritardo dei fornitori nella consegna e avrebbe temuto che fosse accaduto qualcosa, visto che i fornitori avrebbero preferito effettuare la consegna il giorno precedente ma, non essendo disponibile Tortoioli, l’affare era stato posticipato al giorno dopo.
“Hai bisogno di rosalia”
La conversazione telefonica, captata all’interno della Clio di Guarin il 6 dicembre 25 mentre questi dialoga con un interlocutore non identificato, apparirebbe oltremodo esaustiva: Guarin e l’interlocutore avrebbero utilizzato i termini “Rosalba” e “Rosalia” (“…ho bisogno di rosa…”, “…hai bisogno di 10 di rosalia”) fuori contesto, riferibili alla sostanza stupefacente di tipo “cocaina rosa”; nello specifico Guarin avrebbe trattato la cessione di 10 grammi di cocaina “rosa” e avrebbe invitato l’acquirente a recarsi a Centocelle, dove un ragazzo gli avrebbe consegnato la merce. Il 7 dicembre 25, Guarin si sarebbe accordato inoltre con un cliente che necessitava di un kg di “Biancaneve”, definizione comunemente utilizzata per indicare la cocaina “classica”.
Il traffico di cocaina dal Sudamerica
Gli elementi di indagine raccolti riscontrerebbero le dichiarazioni del collaboratore Alessandro Maddaloni circa il carattere transnazionale dell’associazione criminale, capace di muovere approvvigionamenti di cocaina dal Sudamerica e dalla Spagna, sfruttando una complessa rete logistica e figure di vertice dislocate in diversi Paesi.
Seppur non sia stata individuata la donna messicana residente in Olanda, cioè la figura apicale descritta dal collaboratore, le dichiarazioni troverebbero comunque ampio conforto nelle intercettazioni telefoniche e ambientali, che immortalerebbero i broker e i capi dell’organizzazione, Jefferson e Morales coordinare le importazioni della droga via nave dalla Colombia e via auto dalla Spagna, nonché tramite il vettore aereo con corrieri che trasportano la sostanza in quantità più contenute, sotto forma liquida ovvero nascosta nei loro orifizi.
Il monitoraggio di Camacho avrebbe permesso di rilevare come lo stesso potesse vantare una fitta rete di contatti in ambito nazionale e internazionale; sarebbero stati documentati numerosi viaggi fatti da Nunez, talvolta unitamente a Guarin Morales e Tortoioli, verso numerose città tra cui Milano, Torino, Genova, Parma, Lanciano, Afragola e Napoli.
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