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HomeCronacaEstorsione per i Licciardi, annullata l’ordinanza per il ras del clan

Estorsione per i Licciardi, annullata l’ordinanza per il ras del clan

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Avrebbe agito da intermediario. Il tutto finalizzato ad agevolare il suo clan di appartenenza, ossia i Licciardi. Questa la tesi della Procura a carico di Luca Gelsomino, ras del gruppo della Masseria Cardone, arrestato nell’ambito dell’ultima inchiesta sui nuovi affari del clan. Il tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza a carico del ras: decisive le argomentazioni dei legali dell’uomo, gli avvocati Antonietta e Francesco Genovino, che sono riusciti a ridimensionare le accuse per il loro assistito.

Gelsomino era accusato di aver agito da intermediario per una vicenda estorsiva che vedeva coinvolto il gestore di un garage di Secondigliano, parente di Maria Licciardi, cui la Vanella Grassi aveva chiesto il pizzo per una somma di 15mila euro.

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Il pagamento alla Vanella Grassi

Per la Procura Gelsomino, agendo da intermediari tra le due organizzazioni criminali, avrebbe costretto, insieme a Gennaro Cannavacciuolo (per il quale l’ordinanza ê stata confermata) il gestore a pagare al clan della Vanella complessivamente all’anno, in occasione delle festività natalizie, pasquali e nel periodo estivo, la minor somma di 3mila euro, così ridotta, grazie alla mediazione svolta su incarico della stessa Maria Licciardi agevolando entrambe le parti.

Il tribunale della libertà ha invece ribaltato lo scenario annullando l’ordinanza a carico di Luca Gelsomino già coinvolto in un’altra inchiesta. Quella relativa ad un’estorsione ai danni di un importante costruttore edile attualmente impegnato, con la sua ditta, in diversi cantieri attivi nella Masseria Cardone e nel rione Gescal. Un ghiotto affare per la cosca secondiglianese, che avrebbe così deciso di “bussare” per incassare una consistente tangente.

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