HomeCronacaFuorigrotta in lutto per Salvatore D’Aniello: il “gigante buono” di Punto Gioco

Fuorigrotta in lutto per Salvatore D’Aniello: il “gigante buono” di Punto Gioco

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Fuorigrotta saluta una figura conosciuta da generazioni. Salvatore D’Aniello, conosciuto da molti nella zona con il nome di “Punto Gioco”, lascia un grande vuoto tra la sua famiglia, gli amici e le tante persone che negli anni hanno avuto modo di conoscerlo.

A Fuorigrotta erano in molti a conoscerlo. Per alcuni era semplicemente Salvatore, per altri “Punto Gioco”, un nome diventato nel tempo profondamente legato al mondo dei videogiochi e alla vendita di prodotti legati a Nintendo, Sony e all’intrattenimento videoludico.

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La sua storia professionale è stata costruita nel corso degli anni attraverso il lavoro quotidiano e il rapporto diretto con le persone. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo sempre impegnato, presente nelle sue attività e disponibile con chiunque avesse bisogno di una parola, di un aiuto o semplicemente di un momento di confronto.

Nel quartiere, il suo nome è rimasto legato anche alla diffusione della cultura del videogioco. Secondo il ricordo di chi gli è stato vicino, Salvatore è stato tra i primi, nella realtà napoletana, a investire e lavorare in questo settore quando il mondo dei videogame e dei supporti digitali iniziava a diventare un fenomeno sempre più importante. Una passione trasformata in lavoro e portata avanti per anni con dedizione.

Ma dietro il personaggio conosciuto nel quartiere c’era soprattutto un uomo profondamente legato alla propria famiglia.

Quarantadue anni accanto alla stessa moglie, i figli e i nipoti rappresentavano per lui una parte fondamentale della sua vita. Chi lo conosceva racconta di un uomo affettuoso con i propri cari e capace di mettere il lavoro e la famiglia al centro delle proprie giornate.

Negli ultimi mesi, però, la sua vita era cambiata.

Circa quattro mesi fa Salvatore era stato colpito da un ictus. Dopo l’episodio, secondo quanto riferito dalla famiglia, aveva affrontato un importante percorso di recupero fisico, mostrando una notevole energia e una forte determinazione nel tornare alle proprie abitudini. Le conseguenze sul piano psicologico, tuttavia, erano state più difficili da affrontare. La famiglia racconta di un periodo caratterizzato da una profonda sofferenza e da momenti alterni, nei quali Salvatore appariva più presente e lucido e altri nei quali la situazione diventava più difficile, fino alla depressione ed infine al gesto estremo avvenuto poche ore fa.

È importante, oggi, non confondere questa sofferenza con spiegazioni semplicistiche e soprattutto non alimentare ricostruzioni prive di fondamento. La vicenda appartiene innanzitutto alla sfera privata di una famiglia che sta affrontando un dolore enorme.

Quello che resta, per chi lo ha conosciuto, è soprattutto il ricordo della persona.

A Fuorigrotta Salvatore viene ricordato come il “gigante buono”: un uomo dalla presenza imponente, ma descritto da chi gli voleva bene come profondamente rispettoso, disponibile e pronto a fare il possibile per gli altri.Non faceva differenza tra persone più grandi o più giovani, raccontano quanti hanno condiviso con lui una parte della propria vita. Il rispetto per gli altri era uno degli aspetti che maggiormente lo caratterizzavano.

Nel corso degli anni sono cambiate le tecnologie, i videogiochi, i supporti e il modo di vivere questo mondo. Sono cambiate anche le attività e le responsabilità di Salvatore, che ha continuato a lavorare tra le sue attività, le tabaccherie e il settore dell’ospitalità con i B&B.

Ma alcune cose, secondo chi lo conosceva, sono rimaste sempre uguali: la disponibilità, il rapporto con le persone e l’attaccamento alla famiglia.

Oggi, dunque, il suo nome non vuole essere associato soltanto alla tragedia degli ultimi mesi della sua vita. Chi lo ha conosciuto chiede che venga ricordato per ciò che è stato per tanti anni: un lavoratore, un marito, un padre, un nonno e una persona che ha lasciato un segno nella comunità di Fuorigrotta.

Le notizie non verificate, le ricostruzioni fantasiose e le voci possono aggiungere ulteriore dolore a una famiglia già provata. Per questo, nel raccontare questa vicenda, è fondamentale attenersi ai fatti conosciuti e al rispetto della privacy dei suoi cari. Salvatore D’Aniello lascia un vuoto che non riguarda soltanto la sua famiglia. È il vuoto lasciato da una presenza che, per decenni, era diventata familiare nel quartiere. Fuorigrotta perde così il suo “gigante buono”. La sua famiglia perde un marito, un padre e un nonno. Chi lo ha conosciuto perde, invece, una persona che faceva parte della propria storia.

E sarà attraverso questi ricordi, più che attraverso le voci, che Salvatore continuerà a essere ricordato.

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