“Dalla relazione del nostro medico legale emerge la certezza dello scambio di embrioni e nonostante si tratti di caso più unico che raro, avvenuto in Campania, nessuno, dalla direzione dell’Asl competente al presidente della Regione, ha cercato un contatto, un incontro, che noi auspichiamo fortemente, con la famiglia”.
E’ quanto dichiara l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della coppia napoletana che dopo essersi sottoposta alla fecondazione in vitro ha avuto una bimba risultata non essere geneticamente loro figlia.
“La vicenda, più unica che rara, visto che si è passati dallo scambio in culla allo scambio nell’utero, – ricorda Petruzzi – ha messo in ambasce anche le altre coppie assistite nello stesso centro di procreazione le quali ora temono fortemente che qualche loro embrione sia stato erroneamente impiantato in altre pazienti. Riteniamo questo silenzio estremamente grave e invitiamo la direzione dell’ospedale, dell’Asl e un l’amministrazione regionale a convocare un incontro chiarificatore”.
LEGGI ANCHE – Abusò di un 12enne a Casalnuovo, indagato offre 25mila euro alla famiglia della vittima
Un’ offerta di risarcimento di 25mila euro è stata fatta pervenire alla famiglia del ragazzino di 12 anni rimato vittima di abusi sessuali da parte di un commerciante di 47 anni a Casalnuovo di Napoli lo scorso 13 giugno.
A rendere nota l’offerta è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del ragazzino che subì gli abusi nel retrobottega del negozio dove venne attirato con la scusa di effettuare una ricerca su internet con il computer.
“Rispediamo al mittente la proposta dell’indagata fattaci pervenire attraverso il suo avvocato – fa sapere l’avvocato Petruzzi – che riteniamo assolutamente non congrua rispetto alle violenze subite. L’abbiamo contestato e abbiamo trattenuto la somma a titolo di acconto”.
Il 47enne autore delle violenze ha confessato l’accaduto, al termine di indagini della Polizia di Stato, coordinate dalla Procura di Nola, è stato rinchiuso in carcere. Secondo quanto emerso dalla relazione di una psicologa incaricata dagli inquirenti di eseguire degli accertamenti medici la vittima degli abusi è stata ritenuta dotata di “piena capacità cognitiva” e quindi il suo racconto è da considerarsi “pienamente attendibile”.

