Davide Musilli e Claudio Turcaloro sono indagati per porto illegale di armi nel corso di una sparatoria avvenuta in piazza Montecastrilli. C’è anche questo dettaglio nell’ultima indagine portata avanti dalla DDA di Roma nei confronti del clan Senese. Il raid armato si è verificato il 17 aprile 2023: i carabinieri della Compagnia Piazza Dante hanno trovato una Toyota e il cellulare usato dalla vittima 37enne poi ricoverata all’ospedale San Giovanni-Addolorata.
La vicenda è stata ricostruita dagli inquirenti grazie all’ascolto di alcuni testimoni, dalla consulenza balistica e dall’analisi dei tabulati telefonici. «Una volta salito in casa, sentivo dal balcone del terzo piano il protrarsi della lite e sentivo un soggetto di sesso maschile urlare la frase “adesso arrivano i napoletani e ci fanno un culo così” rivolto ad un altro uomo. Notavo che uno di loro tirava un pugno sul volto ad un altro soggetto mentre quest’ultimo stava per difendersi tirando a sua volta un pugno, veniva colpito da un terzo soggetto sempre con un pugno al volto» ha dichiarato un residente ai carabinieri.
Tutto sarebbe avvenuto a causa delle tensioni tra la famiglia Musilli e il gruppo di Davide ‘Bove’ Salvatori. Il 37enne sarebbe stato colpito per sbaglio nella sparatoria poiché il destinatario sarebbe stato Salvatori. Ancora una volta emergerebbe la figura di Bove che avrebbe estorto un uomo, vicino ai Musilli, alcuni giorni prima del raid armato in piazza Montecastrilli.
L’indagine contro il clan Senese
Il provvedimento restrittivo scaturisce da un’importante attività investigativa avviata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, dietro il coordinamento della Procura che ha consentito di raccogliere gravi elementi indiziari circa le responsabilità riguardanti di diversi di reati.
Disposta la misura cautelare in carcere per Ettore Abramo, Marco Baiocchi, Alvise e Leopoldo Cobianchi, Kevin Di Napoli, Gianni Violetti Erbella, Valerio Fabrizio, Girolamo Finizio, Davide Mastroianni, Davide Musilli, Paolo Prearo, Daniele Salvatori, Angelo Senese, fratello del boss Michele, e Claudio Turcaloro.
La tentata estorsione contro il gioielliere del clan Di Lauro
Un tentativo di estorsione nei confronti di un gioielliere della Capitale, su cui convergevano gli interessi anche del clan Di Lauro, è stato condotto da parte di un criminale romano che lasciava falsamente intendere di essere un emissario della famiglia Senese, così determinando la reazione violenta sia del clan di Secondigliano che di quello romano, rappresentato da Angelo Senese con conseguente richiesta risarcitoria. Nell’indagine sono stati ricostruiti anche 2 tentati omicidi avvenuti a Roma e l’attività di spaccio di droga.


