Non si tratta di un errore recente né di una svista tecnica, ma di una scelta amministrativa stratificata nel tempo, mai corretta e protrattasi per decenni. È questo lo scenario che emerge dall’atto di citazione notificato dalla Procura regionale della Corte dei Conti per la Campania nei confronti di quattro funzionari pro-tempore del Comune di Pomigliano d’Arco, chiamati a rispondere di un danno erariale superiore ai 60mila euro legato alla gestione dell’illuminazione pubblica.
Al centro della vicenda ci sono 326 lampioni installati non su strade o aree di pubblico accesso, ma all’interno di cortili privati di complessi residenziali. Impianti che, per anni, hanno continuato a essere alimentati come se fossero parte della rete pubblica, con costi di energia e manutenzione interamente a carico delle casse comunali. Un beneficio privato sostenuto dalla collettività, passato inosservato o, quantomeno, tollerato.
Le indagini di polizia erariale, condotte dalla Guardia di Finanza della Compagnia di Casalnuovo di Napoli e coordinate dal sostituto procuratore Raffaele Cangiano, hanno ricostruito una situazione che risale addirittura agli anni Ottanta. Una decisione politica mai formalmente rivista, sopravvissuta al susseguirsi di amministrazioni e funzionari, nonostante negli ultimi anni fosse stata segnalata da un cittadino agli uffici comunali.
Proprio questa inerzia amministrativa rappresenta uno degli aspetti più critici della vicenda. La mancata revisione di un assetto palesemente anomalo ha consentito che lo spreco di risorse pubbliche proseguisse indisturbato fino all’inizio del 2024, quando, a seguito dell’intervento della Procura regionale, l’azienda municipalizzata ha avviato la progressiva disalimentazione degli impianti contestati.
Il danno erariale è stato quantificato in 62.822 euro, prendendo in esame gli anni 2022 e 2023. I finanzieri hanno calcolato oltre 8.200 ore complessive di illuminazione artificiale giornaliera e un costo medio orario di 7 euro, determinato sulla base delle fasce medie del PUN, il Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica. Un conteggio prudenziale che fotografa solo una parte di una spesa ben più lunga nel tempo.
La vicenda apre ora una riflessione più ampia sul controllo della spesa pubblica e sulla responsabilità dei funzionari chiamati a vigilare sulla corretta gestione dei servizi comunali. In un periodo segnato dall’aumento dei costi energetici e dalle difficoltà degli enti locali, casi come questo evidenziano quanto le inefficienze “storiche” possano trasformarsi in veri e propri danni per la collettività.
La Corte dei Conti sarà chiamata a stabilire se e in che misura le condotte contestate abbiano inciso sul bilancio pubblico, ma il caso di Pomigliano d’Arco resta emblematico: piccoli impianti, accesi ogni notte, possono illuminare per anni non solo cortili privati, ma anche le zone d’ombra della gestione amministrativa.

