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sabato, Dicembre 4, 2021
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Le mani dei clan sugli ospedali di Napoli, scena muta davanti al gip per il boss Cimmino


Si è avvalso della facoltà di non rispondere il boss Luigi Cimmino davanti al gip di Napoli Marcopido che nei giorni scorsi, su richiesta della Dda, ha emesso nei suoi confronti una misura cautelare in carcere nell’ambito dell’indagine sugli appalti ospedalieri finiti nelle mani dei clan napoletani. Collegato in video-conferenza dalla casa circondariale dove si trova detenuto, il capo dell’omonimo clan del Vomero ha dichiarato di non essere, per ora, in grado di difendersi alla luce dei voluminosi atti che lo riguardano. Nell’ultimo processo che lo ha visto imputato, Cimmino, a fronte di una richiesta di 18 anni formulata dal pm, ottenne una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, grazie all’accoglimento di una serie di richieste formulate dalla difesa, in particolare grazie all’esclusione dell’aumento per la recidiva malgrado fosse stato condannato già due volte per il reato di associazione mafiosa con ruolo verticistico sin dagli inizi degli anni novanta. Proprio per questo Cimmino era stato scarcerato, pochi giorni fa, e si trovava in libertà vigilata in un comune del Lazio, prima di finire nuovamente in manette. Il boss ha nominato come suo legale l’avvocato Dario Vannetiello ma il penalista ha fatto pervenire in aula una dichiarazione di non accettazione di incarico in quanto da oltre due anni quali nuovi incarichi accetta solo difese innanzi alla Suprema Corte di Cassazione.

L’articolo precedente: il ‘finto pentimento’ del boss del Vomero Cimmino

C’è anche la descrizione di un ‘finto pentimento’ nelle oltre 412 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Marcopido, che questa mattina ha portato all’esecuzione di 40 arresti. Tra questi il boss e gli affiliati del gruppo Cimmino, storico sodalizio criminale del Vomero. Gruppo guidato da Luigi Cimmino che, come ricostruito nelle pagine del dispositivo, avrebbe esercitato per anni il controllo illecito delle attività economiche correlate alla gestione delle strutture ospedaliere del Cardarelli, del Monaldi, del Cotugno, del Cto, dell’azienda ospedaliere universitaria Federico II attraverso l’esercizio di sistematica pressione estensiva sulle imprese appaltatrici di beni e servizi delle suddette aziende sanitarie pubbliche, la corruzione dei pubblici ufficiali deputati alla cura delle procedure di aggiudicazione della gare di appalto di opere e servizi, il fraudolento turbamento del corso delle procedure amministrative e la falsificazione, materiale e ideologica dei vari atti».

Cimmino smascherato dalla Procura

Nell’ordinanza il gip specifica che il vecchio boss, benché risulti attualmente detenuto in regime di carcere duro, di fatto non ha mai cessato di riscuotere gli introiti delle attività illecite non solo sotto forma di “mesata” ma anche in via diretta, attraverso il figlio  Diego, percependo quote di rilevanti estorsioni. Egli, inoltre, avrebbe continuato ad esercitare il suo potere all’interno del sodalizio e a far valere il suo ruolo di capo, come si desume dalla circostanza che anche dopo un breve periodo in cui il clan sospese il pagamento della quota a lui e alla sua famiglia, quale ritorsione perché lui stesso e il figlio Diego si erano appropriati degli introiti di alcune estorsioni di notevole entità, ne ottenne il ripristino grazie ai suoi rapporti con i clan di Marano. Lo stesso Cimmino, come ricostruito, cercò di eludere il carcere duro con un ‘finto pentimento’. E’ il vecchio boss nel 2018 a manifestare subdolamente l’intento di aggirare il regime carcerario con un finto pentimento per poter ottenere i domiciliari e continuare a comandare.

Il piano del boss del Vomero

Proposito questo fallito con la Procura che, già dai primi colloqui esplorativi, riesce a comprendere i reali propositi di Cimmino. Scelta dunque che il boss del Vomero avrebbe intrapreso non per un reale intento di cambiamento e distacco dal dan bensì per alleviare le sue condizioni di vita carceraria. A ribadirlo è lo stesso Cimmino intercettato in carcere mentre spiega al telefono ai familiari il suo piano:«E’ una mezza collaborazione, hai capito? Per cercare di .. scansare, diciamo, questo 41 e per scansare, diciamo, la casa lavoro a 41, hai capito?Se accetto è l’unico metodo per scansare la casa lavoro».

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